{"id":1030,"date":"2021-11-07T22:33:47","date_gmt":"2021-11-07T21:33:47","guid":{"rendered":"http:\/\/andreapanico.eu\/?p=1030"},"modified":"2023-06-26T12:11:38","modified_gmt":"2023-06-26T10:11:38","slug":"io-non-ho-sogni-linfanzia-negata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/2021\/11\/07\/io-non-ho-sogni-linfanzia-negata\/","title":{"rendered":"Io non ho sogni &#8211; L\u2019infanzia negata"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1030\" class=\"elementor elementor-1030\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7bff1360 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default wpr-particle-no wpr-jarallax-no wpr-parallax-no wpr-sticky-section-no wpr-equal-height-no\" data-id=\"7bff1360\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-31c0e52c\" data-id=\"31c0e52c\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6fef0662 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"6fef0662\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/p>\n<p>\u201cV<i>i fu un tempo in cui facevi domande perch\u00e9 cercavi risposte, ed eri felice quando le ottenevi. Torna bambino: chiedi ancora.<\/i>\u201d\u00a0(C.S. Lewis)<br \/>\u201c<i>Quando l\u2019infanzia muore, i suoi cadaveri vengono chiamati adulti ed entrano nella societ\u00e0, uno dei nomi pi\u00f9 garbati dell\u2019inferno.\u00a0Per questo abbiamo paura dei bambini, anche se li amiamo: sono il metro del nostro sfacelo<\/i>.\u201d\u00a0(Brian Aldiss)<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Gaziantep\u00a0[1], sud est della Turchia. Ultima settimana del novembre 2016.<br \/>La citt\u00e0 \u00e8 assopita nella proverbiale quiete che segue sempre la tempesta. Bufere e tifoni che in Turchia continuano a succedersi da luglio senza tregue, oramai uno dopo l\u2019altro: epurazioni del sultano, attentati terroristici, scandali internazionali.<br \/>Il cielo \u00e8 chiaro.<br \/>Solo all\u2019orizzonte i soliti nuvoloni di monossido di carbonio, e infinite variet\u00e0 di polveri sottili, continuano a premere contro l\u2019Okladag\u00a0e il\u00a0Ceryan Tepesi.<br \/>Nonostante sia quasi dicembre non piove da settimane e la terra dei campi, che circondano la citt\u00e0, \u00e8 secca e spaccata. Ad ogni folata di vento l\u2019aria che preme sul viso \u00e8 sempre pi\u00f9 asciutta e irrespirabile.<br \/>Qui polvere e sabbia si depositano ovunque. Persino lungo la commerciale\u00a0Hamdi Kutlar Caddesi, dove ieri pomeriggio un ragazzino suonava con una telecaster blu scura graffiata l\u2019antico retaggio della sua musica araba, sporcandola di nascosto con pentatoniche e progressioni bluseggianti in Lam.<br \/>Silenzio stagnante.<br \/>Poi all\u2019improvviso, come un formicaio disturbato, alle otto e trenta del mattino la\u00a0Gumruk Caddesi\u00a0si sveglia dal torpore del coprifuoco.<br \/>Il silenzio viene rotto dal frastuono delle saracinesche mal oleate che, una dopo l\u2019altra, vengono tirate su. I colpi secchi e sordi riecheggiano nel quartiere, sino all\u2019enorme centro commerciale\u00a0Sankopark\u00a0che tra poche ore sar\u00e0 un brulicare umano.<br \/>I fumi dei forni cominciano ad invadere le strade e i vicoli. Una cortina di vapori aspri e densi odorano la citt\u00e0 di spezie e plastiche bruciate, di sudore e pelli conciate.<br \/>In quasi tutte le botteghe, a calcare i passi di ogni adulto c\u2019\u00e8 ne sempre uno di loro: un bambino siriano con non pi\u00f9 di dodici o tredici anni, l\u2019antitesi perfetta di ogni\u00a0Peter Pan\u00a0occidentale.<br \/>Silenziosi osservano e attendono la prima richiesta, il primo ordine impartito dal padrone.<br \/>Ne emulano con timore i gesti. Visibilmente asincroni nei movimenti rispetto ai mastri, perch\u00e9 le mansioni loro assegnate sono destinate al corpo e all\u2019apparato muscolare di un adulto.<br \/>Nel gelo degli otto gradi c\u2019\u00e8 chi afferra il sacco della spazzatura del giorno prima, alcuni tirano fuori i contenitori da trenta chili di farina dal ripostiglio, altri ancora infilano il grembiulino bianco per avviarsi a pulire i tavoli o a montare i banchetti di souvenir da vendere ai turisti.<br \/>Tutti loro, come piccole formiche operaie, iniziano la giornata di lavoro.<br \/>Sono solo alcune delle pedine di quell\u2019esercito fantasma, la cui presenza sul territorio, di alcune centinaia di migliaia di loro, si stima non sia neanche censita dal Governo e dalle ONG: operai in fabbriche abusive, raccoglitori di ortaggi nelle serre o nei campi di pistacchi, mendicanti e rivenditori di sigarette di contrabbando.<\/p>\n<p><\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2902 size-large\" src=\"http:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/09.-Turkey_Child-labour-and-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1024x681.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"638\" \/><\/p>\n<p><\/p>\n<p><b style=\"letter-spacing: 0px; color: #030303; font-family: 'Playfair Display'; font-size: 30px;\">L\u2019esercito fantasma<\/b><\/p>\n<p>Ad oggi, si ritiene che\u00a0dei circa tre milioni di migranti siriani presenti in Turchia\u00a0[2],\u00a0almeno la met\u00e0 abbia un\u2019et\u00e0 inferiore ai 18 anni. I dati ufficiali delle Nazioni Unite riferiscono, su poco pi\u00f9 di due milioni e ottocentomila unit\u00e0 registrate ufficialmente, di circa\u00a0un milione e duecentomila\u00a0under 18\u00a0e quasi 400.000\u00a0under 5.\u00a0[3]<br \/>Durante l\u2019anno scolastico 2015-2016 il Ministro dell\u2019istruzione aveva dichiarato che erano circa\u00a0650.000 i migranti bambini che non avevano avuto accesso all\u2019istruzione.\u00a0[4]\u00a0I dati forniti dal governo riferivano infatti di\u00a0non pi\u00f9 di 320.000 siriani iscritti nelle scuole.\u00a0[5]<br \/>In merito al nuovo anno scolastico 2016-2017, l\u2019UNICEF &#8211; riprendendo fedelmente nel suo rapporto di fine anno (dicembre 2016)\u00a0[6]\u00a0i dati pubblicati dal governo turco &#8211; parla invece di \u201c<i>sole<\/i>\u201d\u00a0380.000\u00a0unit\u00e0 a cui neanche quest\u2019anno \u00e8 stato ancora possibile garantire il diritto allo studio.<br \/>La medesima organizzazione afferma quindi che, con\u00a0490.000\u00a0iscritti durante l\u2019anno scolastico in corso, per la prima volta dall\u2019inizio della crisi \u00e8 maggiore il numero dei bambini dentro le scuole di quelli fuori.<br \/>Anche a voler ritenere attendibili tali dati snocciolati dal ministero turco, che pur mostrando un miglioramento rispetto al trend del 2015 restano comunque aberranti, sono inevitabili tre considerazioni.<br \/>In\u00a0primis, salta agli occhi di chiunque l\u2019incredibile lentezza con cui il governo si \u00e8 mosso e continua ad agire per assicurare un\u2019istruzione ai migranti minorenni nel contesto di una crisi che si protrae dal 2011.<br \/>La prima delle cause della mancata scolarizzazione \u00e8 da individuare infatti nelle\u00a0misure inadeguate prese da Ankara sin dall\u2019inizio del conflitto siriano che, ancora oggi, dopo sei anni, permettono a meno del 10% delle famiglie siriane l\u2019accesso ai campi, abbandonando il restante 90% a enormi difficolt\u00e0 economiche e di accesso ai servizi di base, tra cui la scuola.<br \/>I dati al novembre 2015 elaborati da Human Rights Watch\u00a0[7]\u00a0stimavano che\u00a0all\u2019incirca il 90% dei bambini che vivevano nei campi frequentavano regolarmente una scuola; rappresentando tuttavia quest\u2019ultimi solo il 13% dei rifugiati siriani in et\u00e0 scolastica. Considerando la bassa percentuale di residenti nei campi, nel 2014-2015 si stimava che in totale fossero non pi\u00f9 del 25% i siriani che in Turchia avevano accesso all\u2019istruzione.\u00a0[8]<br \/>Sempre nel 2015,\u00a0AFAD\u00a0[9]\u00a0snocciolava percentuali di scolarizzazione che per i bambini di et\u00e0 compresa tra i 6 e gli 11, che vivevano fuori da campi, non superava il 15%\u00a0[10]\u00a0e sottolineava come tale differenza<i> \u201cundermines the United Nations\u2019 \u201cno lost generation\u201d strategy\u201d<\/i>.<br \/>In secondo luogo, ogni volta che vengono forniti dati ufficiali provenienti dalle Nazioni Unite (salvo eccezioni) \u00e8 opportuno ricordare che si riferiscono a migranti registrati. Si stima siano almeno 300.000 coloro che al momento vivono sul suolo turco senza essere mai stati censiti. La maggior parte di questi sono bambini. In tal senso \u00e8 inevitabile che le cifre relative alla dispersione scolastica siano destinate a salire in modo vertiginoso.<br \/>In ultimo, la gravit\u00e0 dei dati di cui sopra, deve essere contestualizzata rispetto l\u2019attenzione che il popolo siriano prestava alla cultura prima di essere lacerato dalla guerra: un tasso di iscrizione del 99% per l\u2019istruzione primaria e dell\u201982% per la scuola secondaria inferiore.\u00a0[11]<br \/>La domanda immediatamente consequenziale da porsi a questo punto \u00e8: cosa succede ad un esercito, in parte fantasma, di generazioni a cui non \u00e8 stata consentito di fatto l\u2019accesso all\u2019istruzione?<br \/>Cosa accade se gli stessi sfortunati protagonisti sono costretti a vivere nella miseria pi\u00f9 totale, abbandonati dalla comunit\u00e0 internazionale e dal paese che li dovrebbe proteggere?<br \/>Lavoro minorile, accattonaggio, reclutamento da parte di forze armate di matrice terrorista, sfruttamento sessuale: sono queste le principali cause in Turchia, per i giovani migranti, della fine dell\u2019infanzia e di un\u2019entrata scomposta e traumatica nell\u2019et\u00e0 adulta.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1078\" data-permalink=\"https:\/\/andreapanico.eu\/turchia-in-3\/\" data-orig-file=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-in-3-scaled.jpg\" data-orig-size=\"2560,1702\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D40&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1479397412&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;18&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;800&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.033333333333333&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"turchia in 3\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-in-3-1024x681.jpg\" class=\"aligncenter wp-image-1078 size-large\" src=\"http:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-in-3-1024x681.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"638\" srcset=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-in-3-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-in-3-300x199.jpg 300w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-in-3-768x511.jpg 768w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-in-3-600x399.jpg 600w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-in-3-1536x1021.jpg 1536w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-in-3-2048x1362.jpg 2048w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-in-3-1140x758.jpg 1140w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<h3><b>Il cancro del lavoro minorile<\/b><\/h3>\n<p>Le ONG stimano che in Turchia, attualmente, migliaia di piccoli siriani siano impiegati illegalmente in un lavoro.\u00a0[12]<br \/>Una serie di concause, sono diventate di fatto la forza motrice che sta alimentando il cancro della grande macchina del\u00a0lavoro minorile\u00a0[13], da sempre all\u2019opera nel paese.<br \/>Continuano infatti a spingere i minori siriani nella trappola dello sfruttamento:<br \/>(I)\u00a0un sistema perverso di leggi &#8211; che permette all\u2019economia statale di appoggiarsi in buona parte sul lavoro nero,\u00a0[14]<br \/>(II)\u00a0l\u2019intreccio logoro di politiche sociali ed economiche &#8211; assolutamente inadatte a fronteggiare i flussi migratori,<br \/>(III)\u00a0l\u2019assoluta povert\u00e0 delle famiglie migranti.<br \/>Analizzando la storia economica della Turchia degli ultimi decenni, i dati dimostrano che la piaga dello sfruttamento dei bambini sul mercato del lavoro \u00e8 radicato e arriva a sfiorare le oltre 900.000 unit\u00e0.\u00a0[15]\u00a0Considerato di fatto normale in talune regioni &#8211; specialmente nel sud est del paese &#8211; , tollerato nelle metropoli delle aree occidentali.<br \/>Ci\u00f2 avviene nonostante:<br \/>\u00a0la Turchia abbia aderito,\u00a0seppur con grande ritardo\u00a0rispetto agli altri paesi firmatari, alla\u00a0Convenzione ONU sui Diritti dell\u2019Infanzia e dall\u2019Adolescenza\u00a0del 1989, ratificata solo nel 1995\u00a0[16]; alla\u00a0Convenzione n. 138 &#8211; sull\u2019et\u00e0 minima\u00a0&#8211; del 1976, adottata tuttavia solo nel 1998\u00a0[17]\u00a0e alla\u00a0Convenzione n. 182 \u2013 sulle forme peggiori di lavoro minorile\u00a0\u2013 del 1999, adottata solo nel 2001.\u00a0[18]<br \/>\u00a0le leggi interne turche abbiano imposto in applicazione delle convenzioni il\u00a0limite per l\u2019accesso al lavoro ai 15 anni\u00a0[19]\u00a0con l\u2019ulteriore\u00a0limite di 40 ore a settimana fino ai 17 anni. La legge sul lavoro ha inoltre fissato il\u00a0limite di 18 anni per i lavori pericolosi.\u00a0[20]<br \/>Tuttavia, il protrarsi della piaga \u00e8 da ricercare in falle create nel diritto, pi\u00f9 o meno di proposito, per eludere gli impegni di Ankara assunti nei confronti della Comunit\u00e0 Internazionale, che nel corso degli anni continuano a permettere che i diritti del fanciullo vengano violati.<br \/>Un esempio su tutti \u00e8 la non applicazione delle disposizioni tutelari del diritto del lavoro ai bambini che lavorano nelle aziende agricole che impiegano, nel loro organico, personale non superiore alle 50 persone.\u00a0[21]\u00a0Eppure dati del\u00a0Turkish Ttatistical Institute\u00a0mostrano come sia proprio il settore agricolo che intrappola quasi la met\u00e0 dei fanciulli tra le maglie del lavoro nero.\u00a0[22]<br \/>Un altro dato da considerare \u00e8 il numero ridicolo di ispettori del lavoro che operano nell\u2019intero paese, poco meno di un migliaio!\u00a0[23]<br \/>In un tale mercato, in cui il lavoro minorile \u00e8 da sempre consentito e giustificato, l\u2019entrata di un ingente flusso migratorio &#8211; composto da famiglie che hanno difficolt\u00e0 a sopravvivere e ai cui figli \u00e8 negato l\u2019accesso agli studi \u2013 comporta un\u2019iniezione di quel tipo di forza lavoro in assoluto preferita dai commercianti e proprietari d\u2019industria senza scrupoli.<br \/>Lo scenario devastante, tracciato consapevolmente dalla Turchia e accettato dalla UE il giorno della firma dell\u2019accordo, \u00e8 quello in cui\u00a0centinaia di migliaia di minori, al fine di aiutare economicamente la propria famiglia, vengono impiegati nella manovalanza pi\u00f9 sfiancante e umiliante, per lo pi\u00f9 nelle fabbriche tessili, nell\u2019agricoltura, nell\u2019accattonaggio.<br \/>Secondo le stime di\u00a0Support to life\u00a0nelle province di Hatay e Sanlurfa\u00a0&#8211; statistiche estendibili secondo i dati raccolti da questo gruppo di studio nell\u2019ottobre-novembre 2016 almeno alle\u00a0province di Gaziantep e Adana\u00a0\u2013\u00a0la percentuale di bambini siriani costretti al lavoro nero oscilla oggi tra il 70 e l\u201980%, di cui il 90% per almeno otto ore al giorno.\u00a0[24]<br \/>I minori hanno molta pi\u00f9 facilit\u00e0 di inserirsi tra le pieghe del mercato del lavoro nero,\u00a0<i>\u201cdanno meno problemi, non alzano troppo la testa. Sono schiavi perfetti che seguono pedissequamente gli ordini del padrone<\/i>\u201d, racconta Ahmad insegnante volontario in una scuola siriana a Gaziantep,\u00a0<i>\u201cdevono essere sacrificati e abbandonare l\u2019idea di poter studiare, per poter permettere alle famiglie di sopravvivere\u201d.<\/i><br \/>Il governo lo sa e lo accetta. \u00c8 un dato di fatto.<br \/>La dimostrazione pi\u00f9 lampante sono i quasi duemila dollari che la legge prevede come sanzione per il datore di lavoro, per ogni operaio illegale trovato alle sue dipendenze.<br \/>\u201c<i>Gli chiedi se conoscono la normativa, i divieti e le multe. Loro annuiscono rispondendo semplicemente: is my business\u201d<\/i>, spiega\u00a0Valerio Muscella\u00a0fotografo italiano che si occupa ormai da due anni di quello che accade ai rifugiati in Turchia e nell\u2019est Europa. Questo tipo di risposte, tragiche nella loro ingenua ignoranza, sono la triste dimostrazione che tutti, dal responsabile dello stabilimento alle forze di polizia, passando per l\u2019intera popolazione locale,\u00a0sono consapevoli di quanto siano nulli gli sforzi del governo nel condannare il lavoro minorile, e come questo incida sulle autorit\u00e0 locali che disattendono le disposizioni di legge omettendo controlli e sanzioni.<br \/>Le stesse ONG e le Nazioni Unite hanno le mani legate\u00a0[25]; minacciate di essere espulse dal paese le prime, di vedersi circoscritto ancor di pi\u00f9 il proprio campo di azione le agenzie della seconda.<\/p>\n<p><\/p>\n<p><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3346\" data-permalink=\"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/2021\/11\/16\/lavoro-minorile\/45-turkey_child-labour-exploitation_ph-andrea-panico\/\" data-orig-file=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/45.-Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-scaled.jpg\" data-orig-size=\"2560,1702\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;4.2&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D40&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1479392430&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;26&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;1600&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Syrian refugees in turkey: child labour exploitation.\" data-image-description=\"&lt;p&gt;Syrian refugees in turkey: child labour exploitation. 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Ph Andrea Panico\" width=\"2560\" height=\"1702\" srcset=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/45.-Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-scaled.jpg 2560w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/45.-Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-300x199.jpg 300w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/45.-Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/45.-Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-768x511.jpg 768w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/45.-Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-600x399.jpg 600w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/45.-Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1536x1021.jpg 1536w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/45.-Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-2048x1362.jpg 2048w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/45.-Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1140x758.jpg 1140w\" sizes=\"(max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><\/p>\n<h3><b>Generazioni perdute. Lo schiavismo legittimato che distrugge i sogni<\/b><\/h3>\n<p>L\u2019assenza di un programma serio di scolarizzazione e l\u2019abbandono forzato degli studi per dare sostentamento alle famiglie \u00e8 una tragedia che continua ad essere totalmente ignorata dalla Turchia e dolosamente sottovalutata dalla Comunit\u00e0 Internazionale.<br \/>L\u2019accordo stipulato l\u2019anno scorso con il governo di Ankara non ha fatto altro che delegare ad un paese cieco a tali problemi, soluzioni opportunistiche il cui unico scopo continua ad essere quello di calmierare l\u2019opinione pubblica angosciata dall\u2019arrivo di milioni di richiedenti asilo.<br \/>Eppure i rapporti periodici delle ONG e delle Nazioni Unite sull\u2019infanzia urlano al mondo il prezzo altissimo che i bambini continuano a pagare sin dall\u2019inizio degli scontri e della diaspora verso l\u2019Europa.<br \/>Seppur siano stati predisposti canali specifici per l\u2019inserimento scolastico dei siriani, il problema \u00e8 che finch\u00e9 il 90% di loro sar\u00e0 lasciato a doversi curare della propria sopravvivenza, i minorenni saranno sempre costretti a pagare il prezzo pi\u00f9 alto.<br \/><i>\u201cIo per il primo periodo non ho lavorato, andavo a scuola.<br \/>Poi piano piano ho imparato la lingua, cos\u00ec ho iniziato a lavorare con gli altri siriani\u201d<\/i>, racconta Omar che anelava in gran segreto di diventare un professionista della disciplina\u00a0Parkour\u00a0finita la guerra e fatto ritorno al suo paese.<br \/>Altres\u00ec Mohammad Nur, il suo amico pi\u00f9 silenzioso, aveva aspirazioni e desideri che il conflitto si \u00e8 portato via.\u00a0<i>\u201cNoi non abbiamo tempo per studiare, noi dobbiamo lavorare. Noi lavoriamo e poi torniamo a casa.<br \/>Quando sono arrivato ho imparato la lingua e ho cominciato a chiedere nei negozi se avevano bisogno, se era cos\u00ec lavoravo per loro.<br \/>Le prime mansioni che ho svolto? Ho trasportato le cose che servivano da un negozio all\u2019altro, cos\u00ec hanno iniziato a conoscermi. Due anni fa. Avevo 15 anni.<br \/>Poi ho iniziato a lavorare con mio padre in una fabbrica di tessuti, e sono rimasto con lui\u201d<\/i>.<br \/>Anche per Hassan di Damasco, dodici anni, apprendere la lingua indigena ha segnato il passaggio dalla scuola al lavoro.<br \/>Ha imparato il turco per strada e questo gli ha permesso di essere assunto in nero nella bottega di Fatih, dove lavora come apprendista 12 ore al giorno, sette giorni su sette, per 300 lire al mese.<br \/>Adesso frequenta solo un\u2019ora al giorno la madrasa, una specie di convitto dove si impartiscono gli insegnamenti del Corano.<br \/><i>\u201cIn Turchia c\u2019\u00e8 lavoro per tutti. Per gli sfaticati non c\u2019\u00e8 posto. Ma Hassan \u00e8 un bravo lavoratore<\/i>\u201d, esclama Fatih indicando orgoglioso i manufatti in rame che hanno scolpito insieme.<br \/>Il piccolo Hassan sorride servendoci\u00a0\u00e7ai\u00a0caldo. Ha gli occhi incredibilmente neri, il futuro ipotecato all\u2019occidente per cui produce souvenir.<br \/><i>\u201cIn Europa, a voi, non piace che i bambini lavorino\u201d<\/i>. E non \u00e8 una domanda quella di Fatih, pi\u00f9 che altro un\u2019asserzione poco convinta di cui non riesce proprio ad individuarne una base logica.<br \/>\u00c8 anche molto diffusa la consuetudine per cui bambini e adolescenti lavorino\u00a0<i>\u201ccome interpreti per i turisti ed i giornalisti per 50, anche 30 lire a settimana\u201d<\/i>\u00a0spiega avvilito Ahmad che come insegnante, da quando \u00e8 giunto in Turchia, si prodiga affinch\u00e9 i piccoli siriani possano ricevere un\u2019istruzione.<br \/>I pi\u00f9 piccoli, invece, che non hanno trovato lavoro in fabbrica e non conoscono l\u2019idioma raccolgono <i>\u201cla plastica dai cassonetti della spazzatura per venderla al riciclo<\/i>\u201d, come racconta Fadwa, due figli nelle fabbriche tessili, uno di quattro anni per strada a cercare bottiglie e l\u2019ultima, la ragazza, a casa a imparare il lavoro domestico per andare a servire il prima possibile nelle case turche.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3596\" data-permalink=\"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/2021\/11\/16\/lavoro-minorile\/turkey-child-labour-exploitation_ph-andrea-panico\/\" data-orig-file=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey-Child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico.jpg\" data-orig-size=\"1910,1270\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;4.8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D40&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1687816855&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;35&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Turkey Child labour exploitation_Ph.Andrea Panico\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey-Child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1024x681.jpg\" class=\"aligncenter wp-image-3596 size-full\" src=\"http:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey-Child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico.jpg\" alt=\"\" width=\"1910\" height=\"1270\" srcset=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey-Child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico.jpg 1910w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey-Child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-300x199.jpg 300w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey-Child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey-Child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-768x511.jpg 768w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey-Child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-600x399.jpg 600w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey-Child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1536x1021.jpg 1536w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey-Child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1140x758.jpg 1140w\" sizes=\"(max-width: 1910px) 100vw, 1910px\" \/><\/p>\n<h3><b>Il pi\u00f9 vile dei mondi che abbiamo permesso: i bambini nelle fabbriche<\/b><\/h3>\n<p>Gaziantep \u00e8 una concentrazione di aree industriali e centri agricoli tra le pi\u00f9 importanti dell\u2019intero paese, organizzata in tre grandi poli industriali che coprono 12 milioni di mq in cui piccole e medie imprese sono attive nel settore tessile, dei macchinari, dei prodotti chimici, delle plastiche ed in quello alimentare.\u00a0[26]<br \/>\u00c8 un mercato libero da tutta quella mastodontica e noiosa legislazione europea sulle procedure da seguire per lo stoccaggio dei materiali pericolosi o sulla sicurezza sul lavoro nel caso di produzione o manipolazione di sostanze chimiche. Se esistono delle regole, in questo paese e a maggior ragione nel sud est, non solo vengono ignorate ma deliberatamente denigrate.<br \/>La vecchia 147 presa a noleggio prende tutte le buche, senza risparmiarsi.<br \/>\u00c8 tutto gi\u00e0 cos\u00ec lontano dall\u2019idea di metropoli ordinata e dalle strade larghe del centro citt\u00e0, su cui si affacciano le facciate bianche dei palazzi alternate agli edifici in perenne costruzione.<br \/>La periferia lungo la Ibrahim\u00a0Tevfik Kurtlar\u00a0e la\u00a0Fikri Pasa\u00a0\u00e8 un agglomerato di case a pochi piani per lo pi\u00f9 mai terminate, poche finestre protette da sbarre.<br \/>Alcune decine di metri prima di uno degli edifici, che si riveler\u00e0 la prigione per decine di bambini siriani, pochi frame di uno scivolo per bimbi sono come un laccio intorno alla gola. Sembra un\u2019immagine rubata ad un\u00a0backstage, dove un cameraman distratto ha allargato troppo la ripresa mostrando la ricostruzione artificiosa di una struttura da favola, tradendo la naturalit\u00e0 e la veridicit\u00e0 delle stessa pellicola.<br \/>Poi entriamo.<br \/>Tra le quattro mura di un garage riorganizzato a centro di produzione tessile, ci sono trenta persone di cui\u00a015 bambini\u00a0provenienti tutti da Aleppo e\u00a0tutti al di sotto dei 14 anni.<br \/>75 lire turche alla settimana per coloro che tagliano e cuciono, 300 lire turche per i siriani adulti dietro le macchine da cucire.<br \/>Dalle otto del mattino alle otto di sera. Cinque, a volte sei giorni a settimana.<br \/>\u00c8 poco denaro, pochissimo, ma \u00e8 necessario alle famiglie che sopravvivono fuori dai campi senza l\u2019aiuto del governo.<br \/>Nel caso in cui bambini siano arrivati soli, invece, tale denaro permette ai loro genitori rimasti in Siria di pagare uno\u00a0smuggler\u00a0che gli consenta di raggiungere la Turchia. I figli fungono allora da apripista.<br \/>I genitori, che hanno perso tutto a causa del conflitto armato che sta devastando il paese, possono infatti permettersi di pagare ai trafficanti un solo transito. <i>\u201cRipongono cos\u00ec tutte le loro speranze nelle mani dei loro figli che arrivati in Turchia si adoperano nel trovare un lavoro il pi\u00f9 velocemente possibile\u201d<\/i>.<br \/>Tuttavia, la distruzione dei normali circuiti di invio e ricevimento del denaro comporta un ulteriore problema, ovvero la presenza obbligatoria di un intermediario che si adoperi nel trasferire i guadagni dei bimbi alle loro famiglie.<br \/>\u201c<i>Un businessman<\/i>\u201d\u00a0quindi\u00a0<i>\u201csi occupa di far arrivare il denaro che guadagnano in Siria, nelle mani delle loro famiglie. D\u2019accordo con il padrone della fabbrica, in alcuni casi \u00e8 la stessa persona, l\u2019uomo contatta uno dei suoi uomini fidati ad Aleppo ordinando di consegnare alla famiglia il denaro che il loro bambino ha guadagnato a Gaziantep.\u00a0Trattenendo, logicamente una percentuale sul gi\u00e0 misero salario\u00a0<\/i>\u201d, ci spiega Ms., siriano arabo e\u00a0fixer\u00a0di professione da quando \u00e8 stato costretto alla fuga in Turchia.<br \/>\u201c<i>Qui cuciamo per differenti brands. Pu\u00f2 essere una t shirt o una tuta che viene imbastita in serie e in grandi numeri, e su cui poi prima viene appuntato un marchio, la settimana successiva un altro. Quando una ditta ci contatta, se abbiamo gi\u00e0 il prodotto lavorato, apponiamo la loro etichetta e gli inviamo i pacchi con la merce. Il gioco a questo punto \u00e8 fatto<\/i>\u201d.<br \/>Nizar, siriano, ci illustra il ciclo produttivo tenendo tra le mani un pantaloncino per bimbi destinato alla ditta\u00a0Kidsro\u00a0[27], specializzata in vestiario per bambini, da cui ha ricevuto l\u2019ultima richiesta. Fiero del suo lavoro simile a quello di un carceriere, \u00e8 lui il responsabile dei ragazzi insieme al proprietario della fabbrica.<br \/>La merce prodotta <i>\u201cviene quindi spedita a Istanbul e\/o Ankara per poi finire sui mercati europei e della Russia , soprattutto in Italia, Francia e Russia\u201d<\/i>.<br \/>Stessa destinazione per le merci prodotte dalle altre fabbriche che visiteremo.<br \/><i>\u201cMe li date voi i soldi per prendere in affitto una casa? No, no che non posso mandarlo a scuola. Lui deve lavorare. Mi deve aiutare perch\u00e9 ormai sono stanco e comincio a invecchiare. Ho continui problemi con la schiena\u201d<\/i>, esclama Mosa continuando a caricare mangimi e sabbia con suo figlio di sette anni.<br \/>Tutte le vie della periferia sono un dedalo di vergogna e tristezza. Scheletri di fabbricati in cemento armato adibiti a depositi, dove fanno capolino adolescenti curiosi prontamente riportati all\u2019ordine dal padre o dal padrone.<br \/>Uno di loro, proprietario di una fabbrica di indumenti per bambini, la\u00a0Ifba &amp; Alfa \u2013 Kids Pro\u00a0[28], apre magistralmente il suo elogio alla politica turca di accoglienza degli immigrati: <i>\u201cnessuno usa bambini siriani nei suoi locali di produzione. Nessuno<\/i>\u201d, l\u2019antitesi del logico, il trionfo del populismo nazionalista che sta conducendo la nazione verso la deriva autoritaria.<br \/><i>\u201cIl governo turco da denaro alle famiglie siriane, ma loro ne vogliono sempre di pi\u00f9 ed \u00e8 per questo motivo che obbligano i loro bambini a lavorare nelle fabbriche<\/i>\u201d.<br \/>Violente menzogne che stanno di fatto giustificando l\u2019assunzione in nero dei piccoli lavoratori siriani costretti a lavorare per dare sostegno alla propria famiglia che spesso versa nella pi\u00f9 totale indigenza.<br \/>Dopo settimane nel sud est turco, al suono fastidioso di queste parole mi vengono in mente quelle ben pi\u00f9 dure e scelte di Gino Strada: <i>\u201cIgnorare la sofferenza di un uomo \u00e8 sempre un atto di violenza, e tra i pi\u00f9 vigliacchi<\/i>\u201d.<br \/>Altra fabbrica, stesso girone.<br \/>I vapori prodotti dai macchinari, utilizzati da Suhail per stirare gli abiti che tra qualche mese finiranno sui nostri mercati, rende surreale l\u2019enorme stanzone in cui un bambino di poco pi\u00f9 di una decina di anni sta pregando con il capo rivolto alla Mecca. Ibrahim ha dieci anni ed \u00e8 in Turchia da appena tre mesi, anche i suoi due fratelli lavorano come lui schiavi dell\u2019industria tessile. <i>\u201cLa mia famiglia mi ama. Io li amo molto. Per questo sento che li devo aiutare lavorando<\/i>\u201d.<br \/>Quanti bambini, troppi.<br \/>Anche Ahmed \u00e8 siriano, non pi\u00f9 di dieci o dodici anni ad occhio:<br \/><i>\u201cAbbiamo vissuto, io e la mia famiglia, nel campo profughi a Karkamis e l\u00ec dentro frequentavo la scuola. Poi ho iniziato a lavorare.<\/i><br \/><i>Non ho molti amici qui se non i bambini che lavorano con me. Lavoro da tre mesi, dalle 8 di mattina alle 7 di sera con un\u2019ora di pausa. La domenica ci riposiamo\u201d.<\/i><br \/>Richiama alla mente la sua terra e la sua vita, tutti i passati prossimi strappati dalla guerra, con un solo colpo di mano alla sua gente.<i> \u201cIo ricordo tutto della Siria: casa mia, gli amici. Il mio paese \u00e8 un paradiso, e il popolo siriano \u00e8 meraviglioso<\/i>\u201d.<br \/>Guarda le scarpette sporche, si porta le mani alle tasche e comincia a giocare con le dita. Torna a guardarci, <i>\u201cio sognavo di ricevere un\u2019ottima istruzione e di diventare un maestro o un dottore. Mi piacerebbe ancora seguire le lezioni. Ma devo lavorare per vivere e non posso proprio frequentare una scuola adesso.<br \/>Perch\u00e9 dobbiamo vivere io e la mia famiglia. Noi siamo in sette e le cose qui costano molto.<br \/>Grazie a Dio ho un lavoro. Io non ho altra scelta se non lavorare\u201d.<\/i><br \/>L\u2019unico lavoratore anziano mi offre una sigaretta appena rullata, rifiuto ringraziando, e il fumo bianco prodotto in lunghe boccate si mischia a quello delle saldatrici e del the scuro che ci hanno offerto da bere i proprietari della fabbrica.<br \/><i>\u201cLa maggior parte di loro dorme nella fabbrica in cui lavora\u201d<\/i>, esclama Ms. mentre continua a fumare, sfilare ed indossare gli occhiali nel tentativo di pulirli dalla polvere dell\u2019ambiente insalubre. Lo dice con tale naturalezza Ms. che sembra quasi normale, che viene quasi da stupirsi delle facce sfregiate dall\u2019acne e dalle tossine respirate 24 ore al giorno, degli sguardi persi nel vuoto nel ritagliare le stoffe inginocchiati sul pavimento.<br \/>Sembra quasi normale.<br \/>Un\u2019ultima fabbrica, un ultimo circo degli orrori. Ancora prodotti per bambini cuciti da bambini.<br \/>Fuori il sole sta venendo gi\u00f9.<br \/>Penso che chi \u00e8 rinchiuso l\u00ec dentro debba completamente perdere la nozione del tempo. Che nella ripetitivit\u00e0 dei gesti compiuti in catena di produzione vivere e sopravvivere assumano lo stesso medesimo significato.<br \/>Immagino che in quell\u2019apnea di violazioni di diritti umani e del fanciullo, la sola strategia per non affondare e restare a galla debba essere escogitare un piano per una fuga.<br \/>Sbaglio.<br \/>Per questi bambini l\u2019impiego nelle fabbriche \u00e8 essenziale per dare sostentamento alle proprie famiglie o, cosa ancor pi\u00f9 triste, per potersi ricongiungere con loro.<br \/>Nessuno ha intenzione di abbandonare il proprio lavoro.<br \/>\u00c8 un circuito perverso, la genesi di una sindrome di Stoccolma, un cordone ombelicale che li lega ad una madre dannata.<br \/>Affondare nei ricordi, \u00e8 la sola distrazione che \u00e8 permessa ad ognuno di loro: le famiglie ancora intere, i giochi con gli amici, la scuola e <i>\u201cquando ci arrampicavamo sui muri per fare arrabbiare il maestro\u201d<\/i>.<br \/>Bassem \u00e8 da tre anni in Turchia, \u00e8 arrivato qui quando ne aveva sei. Da due mesi non frequenta pi\u00f9 la scuola.<br \/>Voltandosi verso di noi china il viso.<br \/>La luce naturale alle nostre spalle, che penetra da una fessura della porta del garage senza finestre, infastidisce i suoi occhi. Le sue pupille dilatate sembrano essere da sempre abituate al barlume della luce fredda e artificiale delle lampadine al neon, che quasi spariscono nell\u2019oscurit\u00e0 dell\u2019autorimessa.<br \/>\u00c8 imbarazzato, sussurra. Quindi infine con tono deciso, ricusando ogni desiderio, esclama:<br \/><i><b>\u201cIo non ho sogni, non mi piacciono i sogni\u201d.<\/b><\/i><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3576\" data-permalink=\"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/2021\/11\/16\/lavoro-minorile\/38-turkey_child-labour-exploitation_ph-andrea-panico-jpg-2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/38.-Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1.jpg-1-scaled.jpg\" data-orig-size=\"2560,1703\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D40&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1479394527&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;19&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.025&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"38. 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Torna bambino: chiedi ancora.\u201d\u00a0(C.S. Lewis)\u201cQuando l\u2019infanzia muore, i suoi cadaveri vengono chiamati adulti ed entrano nella societ\u00e0, uno dei nomi pi\u00f9 garbati dell\u2019inferno.\u00a0Per questo abbiamo paura dei bambini, anche se li amiamo: sono il metro del nostro sfacelo.\u201d\u00a0(Brian Aldiss) \u00a0 \u00a0 Gaziantep\u00a0[1], sud est della Turchia. Ultima settimana del novembre 2016.La citt\u00e0 \u00e8 assopita nella proverbiale quiete che segue sempre la tempesta. Bufere e tifoni che in Turchia continuano a succedersi da luglio senza tregue, oramai uno dopo l\u2019altro: epurazioni del sultano, attentati terroristici, scandali internazionali.Il cielo \u00e8 chiaro.Solo all\u2019orizzonte i soliti nuvoloni di monossido di carbonio, e infinite variet\u00e0 di polveri sottili, continuano a premere contro l\u2019Okladag\u00a0e il\u00a0Ceryan Tepesi.Nonostante sia quasi dicembre non piove da settimane e la terra dei campi, che circondano la citt\u00e0, \u00e8 secca e spaccata. Ad ogni folata di vento l\u2019aria che preme sul viso \u00e8 sempre pi\u00f9 asciutta e irrespirabile.Qui polvere e sabbia si depositano ovunque. Persino lungo la commerciale\u00a0Hamdi Kutlar Caddesi, dove ieri pomeriggio un ragazzino suonava con una telecaster blu scura graffiata l\u2019antico retaggio della sua musica araba, sporcandola di nascosto con pentatoniche e progressioni bluseggianti in Lam.Silenzio stagnante.Poi all\u2019improvviso, come un formicaio disturbato, alle otto e trenta del mattino la\u00a0Gumruk Caddesi\u00a0si sveglia dal torpore del coprifuoco.Il silenzio viene rotto dal frastuono delle saracinesche mal oleate che, una dopo l\u2019altra, vengono tirate su. I colpi secchi e sordi riecheggiano nel quartiere, sino all\u2019enorme centro commerciale\u00a0Sankopark\u00a0che tra poche ore sar\u00e0 un brulicare umano.I fumi dei forni cominciano ad invadere le strade e i vicoli. Una cortina di vapori aspri e densi odorano la citt\u00e0 di spezie e plastiche bruciate, di sudore e pelli conciate.In quasi tutte le botteghe, a calcare i passi di ogni adulto c\u2019\u00e8 ne sempre uno di loro: un bambino siriano con non pi\u00f9 di dodici o tredici anni, l\u2019antitesi perfetta di ogni\u00a0Peter Pan\u00a0occidentale.Silenziosi osservano e attendono la prima richiesta, il primo ordine impartito dal padrone.Ne emulano con timore i gesti. Visibilmente asincroni nei movimenti rispetto ai mastri, perch\u00e9 le mansioni loro assegnate sono destinate al corpo e all\u2019apparato muscolare di un adulto.Nel gelo degli otto gradi c\u2019\u00e8 chi afferra il sacco della spazzatura del giorno prima, alcuni tirano fuori i contenitori da trenta chili di farina dal ripostiglio, altri ancora infilano il grembiulino bianco per avviarsi a pulire i tavoli o a montare i banchetti di souvenir da vendere ai turisti.Tutti loro, come piccole formiche operaie, iniziano la giornata di lavoro.Sono solo alcune delle pedine di quell\u2019esercito fantasma, la cui presenza sul territorio, di alcune centinaia di migliaia di loro, si stima non sia neanche censita dal Governo e dalle ONG: operai in fabbriche abusive, raccoglitori di ortaggi nelle serre o nei campi di pistacchi, mendicanti e rivenditori di sigarette di contrabbando. L\u2019esercito fantasma Ad oggi, si ritiene che\u00a0dei circa tre milioni di migranti siriani presenti in Turchia\u00a0[2],\u00a0almeno la met\u00e0 abbia un\u2019et\u00e0 inferiore ai 18 anni. I dati ufficiali delle Nazioni Unite riferiscono, su poco pi\u00f9 di due milioni e ottocentomila unit\u00e0 registrate ufficialmente, di circa\u00a0un milione e duecentomila\u00a0under 18\u00a0e quasi 400.000\u00a0under 5.\u00a0[3]Durante l\u2019anno scolastico 2015-2016 il Ministro dell\u2019istruzione aveva dichiarato che erano circa\u00a0650.000 i migranti bambini che non avevano avuto accesso all\u2019istruzione.\u00a0[4]\u00a0I dati forniti dal governo riferivano infatti di\u00a0non pi\u00f9 di 320.000 siriani iscritti nelle scuole.\u00a0[5]In merito al nuovo anno scolastico 2016-2017, l\u2019UNICEF &#8211; riprendendo fedelmente nel suo rapporto di fine anno (dicembre 2016)\u00a0[6]\u00a0i dati pubblicati dal governo turco &#8211; parla invece di \u201csole\u201d\u00a0380.000\u00a0unit\u00e0 a cui neanche quest\u2019anno \u00e8 stato ancora possibile garantire il diritto allo studio.La medesima organizzazione afferma quindi che, con\u00a0490.000\u00a0iscritti durante l\u2019anno scolastico in corso, per la prima volta dall\u2019inizio della crisi \u00e8 maggiore il numero dei bambini dentro le scuole di quelli fuori.Anche a voler ritenere attendibili tali dati snocciolati dal ministero turco, che pur mostrando un miglioramento rispetto al trend del 2015 restano comunque aberranti, sono inevitabili tre considerazioni.In\u00a0primis, salta agli occhi di chiunque l\u2019incredibile lentezza con cui il governo si \u00e8 mosso e continua ad agire per assicurare un\u2019istruzione ai migranti minorenni nel contesto di una crisi che si protrae dal 2011.La prima delle cause della mancata scolarizzazione \u00e8 da individuare infatti nelle\u00a0misure inadeguate prese da Ankara sin dall\u2019inizio del conflitto siriano che, ancora oggi, dopo sei anni, permettono a meno del 10% delle famiglie siriane l\u2019accesso ai campi, abbandonando il restante 90% a enormi difficolt\u00e0 economiche e di accesso ai servizi di base, tra cui la scuola.I dati al novembre 2015 elaborati da Human Rights Watch\u00a0[7]\u00a0stimavano che\u00a0all\u2019incirca il 90% dei bambini che vivevano nei campi frequentavano regolarmente una scuola; rappresentando tuttavia quest\u2019ultimi solo il 13% dei rifugiati siriani in et\u00e0 scolastica. Considerando la bassa percentuale di residenti nei campi, nel 2014-2015 si stimava che in totale fossero non pi\u00f9 del 25% i siriani che in Turchia avevano accesso all\u2019istruzione.\u00a0[8]Sempre nel 2015,\u00a0AFAD\u00a0[9]\u00a0snocciolava percentuali di scolarizzazione che per i bambini di et\u00e0 compresa tra i 6 e gli 11, che vivevano fuori da campi, non superava il 15%\u00a0[10]\u00a0e sottolineava come tale differenza \u201cundermines the United Nations\u2019 \u201cno lost generation\u201d strategy\u201d.In secondo luogo, ogni volta che vengono forniti dati ufficiali provenienti dalle Nazioni Unite (salvo eccezioni) \u00e8 opportuno ricordare che si riferiscono a migranti registrati. Si stima siano almeno 300.000 coloro che al momento vivono sul suolo turco senza essere mai stati censiti. La maggior parte di questi sono bambini. In tal senso \u00e8 inevitabile che le cifre relative alla dispersione scolastica siano destinate a salire in modo vertiginoso.In ultimo, la gravit\u00e0 dei dati di cui sopra, deve essere contestualizzata rispetto l\u2019attenzione che il popolo siriano prestava alla cultura prima di essere lacerato dalla guerra: un tasso di iscrizione del 99% per l\u2019istruzione primaria e dell\u201982% per la scuola secondaria inferiore.\u00a0[11]La domanda immediatamente consequenziale da porsi a questo punto \u00e8: cosa succede ad un esercito, in parte fantasma, di generazioni a cui non \u00e8 stata consentito di fatto l\u2019accesso all\u2019istruzione?Cosa accade se gli stessi sfortunati protagonisti sono costretti a vivere nella miseria pi\u00f9 totale, abbandonati dalla comunit\u00e0 internazionale e dal paese che li dovrebbe proteggere?Lavoro minorile, accattonaggio, reclutamento da parte di forze armate di matrice terrorista, sfruttamento sessuale: sono queste le principali cause in Turchia, per i giovani migranti, della fine dell\u2019infanzia e di un\u2019entrata scomposta e traumatica nell\u2019et\u00e0 adulta. \u00a0 \u00a0 Il cancro del lavoro minorile Le ONG stimano che in Turchia, attualmente, migliaia di piccoli siriani siano impiegati illegalmente in un lavoro.\u00a0[12]Una serie di concause, sono diventate di fatto la forza motrice che sta alimentando il cancro della grande macchina del\u00a0lavoro minorile\u00a0[13], da sempre all\u2019opera nel paese.Continuano infatti a spingere i minori siriani nella trappola dello sfruttamento:(I)\u00a0un sistema perverso di leggi &#8211; che permette all\u2019economia statale di appoggiarsi in buona parte sul lavoro nero,\u00a0[14](II)\u00a0l\u2019intreccio logoro di politiche sociali ed economiche &#8211; assolutamente inadatte a fronteggiare i flussi migratori,(III)\u00a0l\u2019assoluta povert\u00e0 delle famiglie migranti.Analizzando la storia economica della Turchia degli ultimi decenni, i dati dimostrano che la piaga dello sfruttamento dei bambini sul mercato del lavoro \u00e8 radicato e arriva a sfiorare le oltre 900.000 unit\u00e0.\u00a0[15]\u00a0Considerato di fatto normale in talune regioni &#8211; specialmente nel sud est del paese &#8211; , tollerato nelle metropoli delle aree occidentali.Ci\u00f2 avviene nonostante:\u00a0la Turchia abbia aderito,\u00a0seppur con grande ritardo\u00a0rispetto agli altri paesi firmatari, alla\u00a0Convenzione ONU sui Diritti dell\u2019Infanzia e dall\u2019Adolescenza\u00a0del 1989, ratificata solo nel 1995\u00a0[16]; alla\u00a0Convenzione n. 138 &#8211; sull\u2019et\u00e0 minima\u00a0&#8211; del 1976, adottata tuttavia solo nel 1998\u00a0[17]\u00a0e alla\u00a0Convenzione n. 182 \u2013 sulle forme peggiori di lavoro minorile\u00a0\u2013 del 1999, adottata solo nel 2001.\u00a0[18]\u00a0le leggi interne turche abbiano imposto in applicazione delle convenzioni il\u00a0limite per l\u2019accesso al lavoro ai 15 anni\u00a0[19]\u00a0con l\u2019ulteriore\u00a0limite di 40 ore a settimana fino ai 17 anni. La legge sul lavoro ha inoltre fissato il\u00a0limite di 18 anni per i lavori pericolosi.\u00a0[20]Tuttavia, il protrarsi della piaga \u00e8 da ricercare in falle create nel diritto, pi\u00f9 o meno di proposito, per eludere gli impegni di Ankara assunti nei confronti della Comunit\u00e0 Internazionale, che nel corso degli anni continuano a permettere che i diritti del fanciullo vengano violati.Un esempio su tutti \u00e8 la non applicazione delle disposizioni tutelari del diritto del lavoro ai bambini che lavorano nelle aziende agricole che impiegano, nel loro organico, personale non superiore alle 50 persone.\u00a0[21]\u00a0Eppure dati del\u00a0Turkish Ttatistical Institute\u00a0mostrano come sia proprio il settore agricolo che intrappola quasi la met\u00e0 dei fanciulli tra le maglie del lavoro nero.\u00a0[22]Un altro dato da considerare \u00e8 il numero ridicolo di ispettori del lavoro che operano nell\u2019intero paese, poco meno di un migliaio!\u00a0[23]In un tale mercato, in cui il lavoro minorile \u00e8 da sempre consentito e giustificato, l\u2019entrata di un ingente flusso migratorio &#8211; composto da famiglie che hanno difficolt\u00e0 a sopravvivere e ai cui figli \u00e8 negato l\u2019accesso agli studi \u2013 comporta un\u2019iniezione di quel tipo di forza lavoro in assoluto preferita dai commercianti e proprietari d\u2019industria senza scrupoli.Lo scenario devastante, tracciato consapevolmente dalla Turchia e accettato dalla UE il giorno della firma dell\u2019accordo, \u00e8 quello in cui\u00a0centinaia di migliaia di minori, al fine di aiutare economicamente la propria famiglia, vengono impiegati nella manovalanza pi\u00f9 sfiancante e umiliante, per lo pi\u00f9 nelle fabbriche tessili, nell\u2019agricoltura, nell\u2019accattonaggio.Secondo le stime di\u00a0Support to life\u00a0nelle province di Hatay e Sanlurfa\u00a0&#8211; statistiche estendibili secondo i dati raccolti da questo gruppo di studio nell\u2019ottobre-novembre 2016 almeno alle\u00a0province di Gaziantep e Adana\u00a0\u2013\u00a0la percentuale di bambini siriani costretti al lavoro nero oscilla oggi tra il 70 e l\u201980%, di cui il 90% per almeno otto ore al giorno.\u00a0[24]I minori hanno molta pi\u00f9 facilit\u00e0 di inserirsi tra le pieghe del mercato del lavoro nero,\u00a0\u201cdanno meno problemi, non alzano troppo la testa. Sono schiavi perfetti che seguono pedissequamente gli ordini del padrone\u201d, racconta Ahmad insegnante volontario in una scuola siriana a Gaziantep,\u00a0\u201cdevono essere sacrificati e abbandonare l\u2019idea di poter studiare, per poter permettere alle famiglie di sopravvivere\u201d.Il governo lo sa e lo accetta. \u00c8 un dato di fatto.La dimostrazione pi\u00f9 lampante sono i quasi duemila dollari che la legge prevede come sanzione per il datore di lavoro, per ogni operaio illegale trovato alle sue dipendenze.\u201cGli chiedi se conoscono la normativa, i divieti e le multe. Loro annuiscono rispondendo semplicemente: is my business\u201d, spiega\u00a0Valerio Muscella\u00a0fotografo italiano che si occupa ormai da due anni di quello che accade ai rifugiati in Turchia e nell\u2019est Europa. Questo tipo di risposte, tragiche nella loro ingenua ignoranza, sono la triste dimostrazione che tutti, dal responsabile dello stabilimento alle forze di polizia, passando per l\u2019intera popolazione locale,\u00a0sono consapevoli di quanto siano nulli gli sforzi del governo nel condannare il lavoro minorile, e come questo incida sulle autorit\u00e0 locali che disattendono le disposizioni di legge omettendo controlli e sanzioni.Le stesse ONG e le Nazioni Unite hanno le mani legate\u00a0[25]; minacciate di essere espulse dal paese le prime, di vedersi circoscritto ancor di pi\u00f9 il proprio campo di azione le agenzie della seconda. \u00a0 Generazioni perdute. Lo schiavismo legittimato che distrugge i sogni L\u2019assenza di un programma serio di scolarizzazione e l\u2019abbandono forzato degli studi per dare sostentamento alle famiglie \u00e8 una tragedia che continua ad essere totalmente ignorata dalla Turchia e dolosamente sottovalutata dalla Comunit\u00e0 Internazionale.L\u2019accordo stipulato l\u2019anno scorso con il governo di Ankara non ha fatto altro che delegare ad un paese cieco a tali problemi, soluzioni opportunistiche il cui unico scopo continua ad essere quello di calmierare l\u2019opinione pubblica angosciata dall\u2019arrivo di milioni di richiedenti asilo.Eppure i rapporti periodici delle ONG e delle Nazioni Unite sull\u2019infanzia urlano al mondo il prezzo altissimo che i bambini continuano a pagare sin dall\u2019inizio degli scontri e della diaspora verso l\u2019Europa.Seppur siano stati predisposti canali specifici per l\u2019inserimento scolastico dei siriani, il problema \u00e8 che finch\u00e9 il 90% di loro sar\u00e0 lasciato a doversi curare della propria sopravvivenza, i minorenni saranno sempre costretti a pagare il prezzo pi\u00f9 alto.\u201cIo per il primo periodo non ho lavorato, andavo a scuola.Poi piano piano ho imparato la lingua, cos\u00ec ho iniziato a lavorare con gli altri siriani\u201d, racconta Omar che anelava in gran segreto di diventare un professionista della disciplina\u00a0Parkour\u00a0finita la guerra e fatto ritorno al suo paese.Altres\u00ec Mohammad Nur, il suo amico pi\u00f9 silenzioso, aveva aspirazioni e desideri&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3614,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[22,26],"tags":[131,128,129,132,56,110,130,46,79,127,41,134,133],"class_list":["post-1030","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-reportage","category-turchia-io-non-ho-sogni","tag-asylum-seeker","tag-erdogan","tag-international-protection","tag-mina","tag-minori-stranieri-non-accompagnati","tag-refugee","tag-refugees","tag-richiedenti-asilo","tag-sfruttamento-lavorativo","tag-sfruttamento-minorile","tag-siria","tag-turkey","tag-usar"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Turkey_child-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1-scaled.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1030","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1030"}],"version-history":[{"count":94,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1030\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3632,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1030\/revisions\/3632"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3614"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1030"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1030"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1030"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}