{"id":1102,"date":"2021-11-08T00:10:18","date_gmt":"2021-11-07T23:10:18","guid":{"rendered":"http:\/\/andreapanico.eu\/?p=1102"},"modified":"2023-03-03T20:45:24","modified_gmt":"2023-03-03T19:45:24","slug":"1102","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/2021\/11\/08\/1102\/","title":{"rendered":"Il lavoro sommerso e lo sfruttamento dei rifugiati in Turchia"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"1102\" class=\"elementor elementor-1102\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-688af5c1 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default wpr-particle-no wpr-jarallax-no wpr-parallax-no wpr-sticky-section-no wpr-equal-height-no\" data-id=\"688af5c1\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-6978d699\" data-id=\"6978d699\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2d060508 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2d060508\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\tSyrian refugees and asylum seekers in Turkey: labour exploitation.<br \/>Ph Andrea Panico<p>Rejanli \u2013 confine siriano.<br \/>Inizio della seconda settimana del Novembre 2016.<\/p><p>Qualche ragazzino trascina a fatica una carriola piena di detriti da costruzione, altri bambini fanno su e gi\u00f9 da un\u2019altalena cigolante.<br \/>Le canne e gli arbusti si piegano sferzati dalle raffiche che alternano i nostri silenzi, imposti da istintivi gesti con cui proteggiamo con le mani il viso dalla sabbia, al rumore sordo e violento dei colpi di martello che sulle travi vibrano in lontananza.<br \/>Adesso che il sole nato in Siria fugge oltre la Turchia, i corpi dei lavoratori siriani sui tetti delle case in costruzione sono solo sagome nere nel pallore rossastro dell\u2019orizzonte.<br \/><em>\u201cNon ho che questo lavoro e la speranza di mantenerlo per sopravvivere e far sopravvivere la mia famiglia.<\/em><br \/><em>Ero ricco, sai. Avevo un\u2019impresa, con diciannove dipendenti. Avevo una villa grande, due macchine e un\u2019altra casa dove passavo le vacanze\u201d<\/em>. Mosa mi mostra l\u2019immagine dei suoi cinque figli piccoli <em>\u201cnessuno di noi immaginava sarebbe mai successo. Che Allah ci protegga tutti e ci illumini la via\u201d<\/em>.<br \/>Ha le mani sporche di grasso e cemento rappreso che continua a cercare di pulire strofinandole contro i pantaloni.<br \/>Non supera i quarant\u2019anni pur dimostrandone almeno dieci in pi\u00f9. Mi racconta di essersi sposato molto giovane.<br \/>Scorre velocemente sul display le foto dei suoi figli ungendo lo smartphone, <em>\u201ccerto che lo so che mi stanno sfruttando, so benissimo quanto prende un turco qui. Ma \u00e8 casa loro, e io non ho scelta\u201d<\/em>.<br \/>Senza nessuna ragione apparente mi assalgono i ricordi del liceo, delle ore di grammatica in cui la professoressa era solita sezionare i termini sino alla loro radice al fine di farci comprenderne in modo scientifico e puntuale l\u2019esatto significato che hanno le parole.<br \/>Si accaniscono e si scontrano pensieri ed emozioni.<br \/>\u201c<em>Sfruttamento<\/em>\u201d dal latino privare del frutto. Gli architetti del linguaggio intesero collegare l\u2019azione spregevole alla defraudazione di un oggetto il cui utilizzo non si ferma al mero presente. Il frutto non d\u00e0 solo sostentamento nell\u2019immediato, ma contiene al suo interno il tesoro dei semi necessari alla continuazione della specie stessa. Lo sfruttamento al contrario priva il contadino non solo di ci\u00f2 di cui sarebbe stato in possesso oggi e che lo avrebbe dovuto nutrire, bens\u00ec anche dei frutti che avrebbe ottenuto piantando i semi che gli sono stati vigliaccamente sottratti. In Turchia il frutto dell\u2019uomo, il suo lavoro, \u00e8 ridotto a merce. L\u2019uomo stesso ad una pianta da cui esigere pi\u00f9 fioriture possibili prima di essere estirpata e sostituita.<br \/>Ci\u00f2 che il conflitto in Siria &#8211; e il successivo blocco dei rifugiati in Turchia imposto dai Paesi dell\u2019Unione Europea &#8211; ha creato, \u00e8 un enorme imbuto di disperazione che sta obbligando tre milioni di uomini e donne ad una permanenza forzata sul territorio del sultano.<br \/>La conseguenza della politica di esternalizzazione delle frontiere intrapresa da Bruxelles \u00e8 un sistema in cui il tormento della sopravvivenza sta spingendo moderni schiavi di ogni et\u00e0 e sesso a consentire di essere sfruttati nelle catene di montaggio, nelle fabbriche tessili, nei cantieri edili o nei campi pur di riuscire a sopravvivere.<br \/>Ogni volta che ne parlo con Valentina la scopro stringere i pugni nascosti sotto le maniche troppo lunghe del giaccone. Poi la rabbia \u00e8 solo l\u2019input per riscoprirsi a perdersi ancora e di nuovo dietro nozioni di macroeconomia da manuale ed esempi pratici di fenomenologia della sopravvivenza.<br \/>Mi racconta di Aaamir e di Baasima che non hanno neanche il latte per il loro ultimo nato. Io, le mostro la foto di Aida che a Rejanli \u00e8 costretta a 65 anni a lavorare come badante in una casa turca per massimo tre dollari l\u2019ora.<br \/>Io metabolizzo il senso di tutti questi nostri discorsi e prendo coscienza di due cose.<br \/>La prima \u00e8 che ritornare in questa terra dopo cos\u00ec tanto tempo, dopo gli spari delle milizie macedoni al confine greco e i morsi dei cani aizzati dalla polizia bulgara contro i ragazzi siriani, non fa altro che amplificare ed esasperare ogni emozione.<br \/>I ricordi fulgidi dei sorrisi e delle lacrime lasciati lungo la balkan route, miscelati a questi giorni di terra e sole non scoloriranno mai. Non finiranno come tessuti sintetici dopo un lavaggio a 90\u00b0.<br \/>La seconda, \u00e8 che l\u2019effetto dell\u2019accordo stipulato con Ankara sta producendo effetti normali e prevedibili pi\u00f9 di una partita a scacchi giocata con un\u2019intelligenza artificiale che utilizza sempre il medesimo algoritmo.<br \/>Rientrando in stanza stasera, senza luce ed elettricit\u00e0 e fissando dalla finestra il fumo della sigaretta che allunga le luci del bazar ancora aperto, giungo alla stessa conclusione cui arrivai quel pomeriggio mentre aspettavo l\u2019aereo a Kos: non avremo mai scusanti per tutti i compromessi stretti con i rappresentanti di quei paesi, in cui la vita umana la si pu\u00f2 quasi vincere con una mano fortunata al gioco delle carte.<\/p><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3471\" data-permalink=\"https:\/\/andreapanico.eu\/63-turkey_refugee-labour-exploitation_ph-andrea-panico\/\" data-orig-file=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico.jpg\" data-orig-size=\"2523,1678\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;3.5&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;NIKON D40&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1479393650&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;18&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;400&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.016666666666667&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Syrian refugees in turkey: labour exploitation.\" data-image-description=\"&lt;p&gt;Syrian refugees in turkey: labour exploitation. Ph Andrea Panico&lt;\/p&gt;\n\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Syrian refugees in turkey: labour exploitation. Ph Andrea Panico&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1024x681.jpg\" class=\"aligncenter wp-image-3471 size-full\" src=\"http:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico.jpg\" alt=\"\" width=\"2523\" height=\"1678\" srcset=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico.jpg 2523w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-300x200.jpg 300w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-768x511.jpg 768w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-600x399.jpg 600w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1536x1022.jpg 1536w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-2048x1362.jpg 2048w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/63.-Turkey_refugee-labour-exploitation_Ph.Andrea-Panico-1140x758.jpg 1140w\" sizes=\"(max-width: 2523px) 100vw, 2523px\" \/><\/p><p><strong style=\"color: #030303; font-family: 'Playfair Display'; font-size: 30px; letter-spacing: 0px;\">1. L\u2019accesso al mercato del lavoro per i rifugiati siriani<\/strong><\/p><p>L\u2019Unione Europea ha giustificato l\u2019accordo stretto con la Turchia sostenendo fortemente che quest\u2019ultima sia un paese che sta mantenendo gli obblighi internazionali presi e che, nonostante abbia ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 con una riserva geografica che limita la possibilit\u00e0 di richiedere asilo ai soli cittadini UE, si stia prodigando con altri mezzi per garantire i diritti ai rifugiati.<br \/>Un esempio su tutti, indorato scaltramente dai rappresentanti politici sui tavoli di Bruxelles, \u00e8 stata la nuova legge per l\u2019accesso dei rifugiati al lavoro legale.<br \/>Quest\u2019ultima, ratificata nel gennaio 2016, succede e sostituisce alcune norme della precedente Regulation of Temporary Protection [1] del 2014 che prevedeva la possibilit\u00e0 per i siriani di presentare domanda per un permesso di lavoro solo in taluni settori e i talune regioni.<\/p><h3><strong>1.1 La nuova regolamentazione<\/strong><\/h3><p>La nuova \u2013 Regulation on the work permits for Foreigners under Temporary Protection Act [2] \u2013 che regola l\u2019accesso al lavoro per i siriani <em>\u201crefugees under temporary protection\u201d<\/em> [3], permette finalmente ai rifugiati in regime di protezione temporanea di richiedere dopo sei mesi [4] dall\u2019ottenimento dello status, un permesso di lavoro della validit\u00e0 di un anno.<br \/>Ad eccezione di taluni impieghi che restano ancora strettamente riservati ai cittadini turchi [5], e con la necessit\u00e0 di ulteriori autorizzazioni per il personale medico e accademico [6], l\u2019autorizzazione al lavoro viene concessa a seguito dell\u2019approvazione della domanda presentata online dal datore che intende assumere il lavoratore siriano [7].<br \/>L\u2019ottenimento del permesso \u00e8 inoltre ulteriormente subordinato alle indagini del Ministero del lavoro che, nel rilasciarlo, dovr\u00e0 tener conto della situazione del mercato del lavoro nonch\u00e9 dell\u2019influenza che i diversi tipi di impiego hanno nella determinata area in cui viene presentata la domanda [8].<br \/>Inoltre, nelle province indicate dal Ministero dell\u2019Interno come non sicure sotto il punto di vista dell\u2019ordine pubblico (tra cui buona parte del sud est turco), della sicurezza e della salute pubblica, il Ministero del Lavoro dovr\u00e0 cessare di concedere i permessi [9]. Solo quelli gi\u00e0 rilasciati avranno validit\u00e0 fino alla loro scadenza [10].<br \/>Un\u2019ulteriore clausola negativa chiude la normativa, sancendo la cancellazione del permesso per tutti coloro che dovessero perdere lo status di protezione temporanea.<br \/>Anche per i siriani che intendono avviare un\u2019attivit\u00e0 indipendente in Turchia \u00e8 fatto obbligo di richiedere il relativo permesso da parte delle autorit\u00e0 competenti, a seguito di domanda presentata in questo caso in modo autonomo da parte del diretto interessato.<br \/>Totalmente slegati da qualunque controllo da parte delle autorit\u00e0 restano invece coloro che, sotto protezione temporanea, lavorano in attivit\u00e0 agricole o di cura del bestiame stagionali. Gli occupati nel lavoro stagionale sono esenti dalla richiesta di permesso di lavoro. La legge prevede solo una richiesta di esenzione da tale obbligo da indirizzare al governatorato presso cui sono registrati sotto protezione temporanea [11].<\/p><p><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1594\" data-permalink=\"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/2021\/11\/16\/sfruttamento-lavorativo-dei-richiedenti-asilo-in-turchia\/turchia-2-3\/\" data-orig-file=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-2.3.jpg\" data-orig-size=\"1200,900\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;14&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;DSC-H90&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1479050387&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;68.48&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;80&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.003125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Syrian refugees and asylum seekers in Turkey: labour exploitation.\" data-image-description=\"&lt;p&gt;Syrian refugees and asylum seekers in Turkey: labour exploitation.&lt;br \/&gt;\nPh Andrea Panico&lt;\/p&gt;\n\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Syrian refugees and asylum seekers in Turkey: labour exploitation.&lt;br \/&gt;\nPh Andrea Panico&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-2.3-1024x768.jpg\" class=\"wp-image-1594 size-full aligncenter\" src=\"http:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-2.3.jpg\" alt=\"Syrian refugees and asylum seekers in Turkey: labour exploitation. Ph Andrea Panico\" width=\"1200\" height=\"900\" srcset=\"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-2.3.jpg 1200w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-2.3-300x225.jpg 300w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-2.3-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-2.3-768x576.jpg 768w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-2.3-600x450.jpg 600w, https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/turchia-2.3-1140x855.jpg 1140w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/p><h3><strong>2. Criticit\u00e0. Ovvero un&#8217;opportunit\u00e0 non colta di regolare in modo sano il mercato del lavoro<\/strong><\/h3><p><em>\u201cL\u2019immigrazione per me e mio fratello \u00e8 stata una benedizione.<\/em><br \/><em>Tiriamo su palazzi in Turchia, e nel Kurdistan iracheno con i soldi degli americani, uno dopo l\u2019altro.<\/em><br \/><em>Occorrono posti letto perch\u00e8 in molti, siriani e iracheni, si stanno riversando in questo territorio e gli serve una casa dove dormire.<\/em><br \/><em>Gli occorre anche denaro per mangiare, pertanto lavorano per costruire le case che poi gli affittiamo.<\/em><br \/><em>Pensate che negli ultimi sei mesi, il padrone di casa dove momentaneamente viviamo ci ha alzato l\u2019affitto ben due volte. Ci ha intimato di pagare minacciandoci che, qualora non fossimo d\u2019accordo o ci sembrava un\u2019ingiustizia, dietro di noi c\u2019era la fila di immigrati che aspettava di chiedere in affitto una casa, a qualunque prezzo\u201d<\/em>.<br \/>Tra un bicchiere di \u00e7ay ed uno di vodka pagata a peso d\u2019oro, a Gaziantep, i due vicini di casa la settimana scorsa continuavano a crogiolarsi all\u2019idea di continuare per ancora molti anni un business che li sta arricchendo oltre le loro pi\u00f9 rosee aspettative.<br \/>La mia sensazione \u00e8 che, come avviene per ogni grande crisi, al crescere dello stato di benessere di pochi, si nasconde dietro l\u2019angolo l\u2019inizio di una guerra fratricida tra poveri, che nelle regioni del sud est turco sono la fascia di popolazione pi\u00f9 ampia.<\/p><h3><strong>2.1 Il mercato del lavoro informale<\/strong><\/h3><p>Cosa sta accadendo quindi al mercato del lavoro in Turchia, nel sud est di una terra i cui confini dall\u2019occidente sono sempre pi\u00f9 lontani e tormentati dai giochi di strategia del sultano?<br \/>Per quel che riguarda il mercato del lavoro formale, nonostante la nuova legge apra a condizioni pi\u00f9 favorevoli rispetto al disposto del 2014, nell\u2019aprile del 2016 solo lo 0,074% (circa 2.000 unit\u00e0)\u00a0[12] dei siriani registrati in Turchia erano riusciti a presentare una domanda di lavoro. Alla fine di ottobre del 2016 i dati indicavano circa 10.000 permessi rilasciati\u00a0[13], durante l\u2019anno del 2017 poco meno di 20.000\u00a0[14].<br \/>Questo accade per due motivi.<br \/>Da una parte perch\u00e9 viene richiesto ai siriani un lasso di tempo minimo di sei mesi che deve trascorrere dal momento in cui viene ottenuto il documento d\u2019identit\u00e0 turco a quello in cui \u00e8 possibile iniziare a lavorare.<br \/>Dall\u2019altra perch\u00e9 i datori di lavoro, su cui grava l\u2019onere di presentare la domanda per il lavoratore siriano che intendono assumere [15], non hanno con tutta evidenza alcun interesse nel farlo.<br \/>Regolarizzare la posizione di un lavoratore siriano vuol dire infatti sostenere la spesa amministrativa per ottenere il permesso [16], pagargli un salario adeguato in linea con la legge (non al di sotto del minimo salariale previsto dalla legge per i lavoratori turchi), l\u2019assicurazione e la previdenza sociale.<br \/>Sotto la minaccia di ingenti multe, inoltre, il datore di lavoro, oltre a dover garantire una retribuzione minima, ha l\u2019obbligo di non eccedere le quote stabilite da Ankara per la manodopera siriana. La percentuale di manodopera straniera nei luoghi di lavoro [17] non pu\u00f2 infatti superare la quota del 10%, mentre in quei luoghi di lavoro in cui il numero di lavoratori \u00e8 inferiore a 10 potr\u00e0 essere impiegato un solo straniero che beneficia di protezione temporanea. Tale limite pu\u00f2 essere superato solo nel caso sia possibile provare che non ci siano altri lavoratori turchi disponibili a svolgere la stessa tipologia di lavoro. In questo caso il datore di lavoro ha l\u2019obbligo di documentare presso la Direzione Provinciale dell\u2019Agenzia del Lavoro che nelle quattro settimane precedenti al <em>&#8220;work permit application date&#8221;<\/em>, non ci sarebbero stati cittadini turchi disponibili a compiere quella mansione.<br \/>Tali criticit\u00e0 derivanti da carenze sistemiche comportano, ovviamente, percentuali irrilevanti di ingressi di siriani nel mercato formale del lavoro turco, che di fatto viene toccato solo di striscio dall\u2019enorme flusso migratorio che interessa le regioni del sud est. Tutt\u2019oggi, si registra solo una minima variazione nella crescita del tasso di disoccupazione tra la popolazione turca, con addirittura la creazione di nuovi posti di lavoro, in taluni settori dove operano le ONG la cui mission \u00e8 il supporto ai rifugiati\u00a0[18].<\/p><h3><strong>2.2 L\u2019assalto al mercato del lavoro nero<\/strong><\/h3><p>A causa di una normativa che garantisce solo formalmente ai rifugiati siriani il diritto di accesso al lavoro, in assenza di sussidi statali efficaci che possano controbilanciare gli effetti nefasti della disoccupazione tra la popolazione migrante, ai profughi che arrivano in Turchia non resta altra soluzione che cercare un impiego tra le maglie del lavoro nero.<br \/>E\u2019 cos\u00ec dall\u2019inizio del conflitto siriano e, a causa dell\u2019accordo che la UE ha stretto con il sultano, i numeri non fanno altro che crescere mese dopo mese, anno dopo anno. Per moltissime delle famiglie che scappano dalla guerra, infatti, la Turchia prima dell\u2019accordo era solo un punto di passaggio da dove scappare velocemente per raggiungere l\u2019Europa. Chi era meno fortunato restava nel paese anche per un anno, ma solo allo scopo di mettere da parte il denaro necessario per pagare gli smugglers e attraversare il mare Egeo, lasciandosi finalmente alle spalle i conflitti che avevano devastato il suo paese, le persecuzioni e le umiliazioni. Dopo la stipulazione dell\u2019accordo con Ankara, il sultano si \u00e8 impegnato a trattenere con ogni mezzo i richiedenti asilo in Turchia e questo, per quanto appena detto, ha comportato un naturale incremento di lavoratori assunti in nero.<br \/>La nuova Regulation on the work permits for Foreigners under Temporary Protection Act non \u00e8 riuscita a invertire la tendenza del mercato della domanda e dell\u2019offerta di manodopera e, al pari dei dati empirici gi\u00e0 registrati durante il biennio precedente la legge del 2016 [19], le testimonianze raccolte nell\u2019area del sud est turco nell\u2019ottobre e nel novembre del 2016 indicano un continuum con i risultati negativi che si ottennero con la precedente regolamentazione (2014 &#8211; Regulation of Temporary Protection).<br \/>Il mercato del lavoro informale subisce quindi, a differenza del mercato del lavoro formale, un vero e proprio stravolgimento mostrando una notevole variazione nelle differenze di punti percentuale tra lavoratori siriani e autoctoni impiegati in nero. Si continua ad assistere ad un fortissimo incremento nell\u2019impiego dei primi a danno ai secondi: i rifugiati sono disposti infatti ad accettare, anche a causa della barriera linguistica [20], qualunque condizione di lavoro [21] e un salario notevolmente ridotto.<br \/>Ci\u00f2 comporta che i datori di lavoro li preferiscano alla popolazione locale [22] soprattutto per svolgere lavori in condizioni considerabili al limite dello schiavismo. In merito, non \u00e8 un caso notare che i pi\u00f9 colpiti da tale forma di disoccupazione siano proprio i turchi meno istruiti e le donne\u00a0[23], ovvero coloro che erano dediti ai lavori umili e degradanti, ora sostituiti dai siriani.<br \/>\u201cDa quando loro sono qui (i siriani) noi non lavoriamo pi\u00f9. E\u2019 normale che i padroni delle fabbriche li preferiscano a noi. Stanno zitti e lavorano per molto meno denaro\u201d, ci ha urlato addosso un uomo turco di mezza et\u00e0 ad Adana.<br \/>Con la crescita della curva dell\u2019offerta di manodopera a basso costo (e maggiormente ricattabile!) si registra il progressivo crollo dei salari che coinvolge indistintamente lavoratori informali autoctoni e rifugiati.<br \/>Come sempre a guadagnarci restano le grandi lobby e gli affaristi di mestiere che, consci della guerra tra poveri in atto, erigono palazzi su palazzi, continuano a tessere quintali di tappeti pagando il lavoro con un tozzo di pane che n\u00e9 turchi poveri n\u00e9 siriani possono permettersi il lusso di rifiutare.<br \/>In un tale contesto \u00e8 la sola disperazione a riempire le fabbriche e concimare i campi di pistacchi lungo la Gaziantep &#8211; Sanlurfa Yulu su cui si chinano le donne asincrone al canto dei muezzin.<\/p><h3><strong>3. Il lavoro nei campi<\/strong><\/h3><p>Reyhanli. Fine della seconda settimana del Novembre 2016.<br \/>Lontani dalle case del piccolo centro di Reyhanli, in periferia, Adham guida non curandosi di doppi sensi e precedenze. Siriano, nato ad Aleppo e cresciuto in America, sembra essersi riadattato velocemente agli usi locali in fatto di guida.<br \/>Quando Ameena ci apre la porta, sono solo i suoi occhi che emergendo dal burca ci salutano dandoci il benvenuto nella sua casa. Nessuna parola, solo un invito a sederci sul divano che ci indica con l\u2019indice della mano destra.<br \/>Alterna il racconto della sua vita e quella dei suoi figli e dei suoi nipoti, al silenzio delle lacrime amare di chi ha perso tutto ed \u00e8 cosciente che non riuscir\u00e0 pi\u00f9 a riavere indietro nulla. Lo status sociale, le sue case, suo marito e i suoi gioielli sono persi in Siria sepolti sotto la sabbia del tempo e le macerie dei combattimenti.<br \/><em>\u201cSono riuscita a trovare lavoro presso una famiglia turca come tuttofare.<\/em><br \/><em>Lavoro anche 10 ore al giorno per poco pi\u00f9 di 10 lire l\u2019ora, quando sono fortunata 15. So benissimo che una donna turca verrebbe pagata il doppio di quanto mi danno. Ma sono stata fortunata, grazie a questo impiego riesco ancora a far sopravvivere quello che resta della mia famiglia.<\/em><br \/><em>Non mi sono rimasti che i miei nipoti. Mio figlio e mia figlia sono morti in Siria dove non sono riuscita neanche a seppellirli.<\/em><br \/><em>Non mi hanno neanche dato la possibilit\u00e0 di seppellirli\u201d<\/em>, ripete Ameena.<br \/>Intanto i suoi nipotini continuano a rincorrersi scalzi e a rotolare sul tappeto.<br \/>Solo la pi\u00f9 grande di loro, Farah, sembra disinteressata al gioco dei fratelli e dei cugini. Ha i capelli neri corvino intrecciati e legati dietro le spalle. Ogni tanto si avvicina alla nonna e le si siede accanto con la schiena ben eretta per ascoltare la storia dei suoi genitori e il martirio del suo popolo.<br \/>Sono quasi le sette ed \u00e8 ormai buio per le strade poco illuminate della citt\u00e0. La targa della nostra vettura sar\u00e0 gi\u00e0 stata segnalata dal nostro albergatore alle autorit\u00e0 ed \u00e8 bene non farsi fermare di notte e avere noie con i militari. Siamo gi\u00e0 stati ammoniti una volta per esserci addentrati ad Elbeyli sin sotto il filo spinato delle reti che \u201cproteggono il confine\u201d e otto ore di interrogatorio in caserma bastano ed avanzano.<br \/>Prima di andar via Adham apre per\u00f2 il suo zaino da cui estrae, quasi come fosse un prestigiatore, un pallone che lascia cadere sul pavimento e che viene immediatamente intercettato da uno dei bambini. Fermo, con la palla in mano, Farid ci guarda. Resta perplesso per qualche decina di secondi e poi sorride. Non ci rivedremo mai pi\u00f9 Farid, ma hai lo stesso sorriso dei ragazzini che a Idomeni sguazzavano nel fango cercando di catturare le rane. Ed \u00e8 un tuffo al cuore e ricordi che affiorano lambendo l\u2019anima.<br \/><em>\u201cAmeena \u00e8 stata fortunata a trovare un impiego in citt\u00e0 e a non far lavorare i suoi figli. Agli altri resta solo la terra\u201d<\/em>, mi spiegava il nostro mediatore Aamir. Con gli occhi appesantiti dalla giornata e irritati dalla polvere tirata su dal vento, entrambi accendiamo una sigaretta.<br \/><em>\u201cSono in molti, e soprattutto in molte, ad essere costretti a spostarsi nelle campagne e a passare le loro giornate chini sui campi sotto il sole impietoso d\u2019estate e al vento freddo in autunno\u201d<\/em>.<\/p><h3><strong>3.1 Il mercato del lavoro agricolo<\/strong><\/h3><p>Nizip, provincia di Gaziantep. Inizio della terza settimana del Novembre 2016.<br \/>Costeggiando la E90, di ritorno dal campo profughi di Nizip, la radio continua a urlare musica araba le cui note scappano via, corrono fuori dal finestrino impastate al fumo delle Marlboro comprate di contrabbando qualche giorno prima a Kilis.<br \/>Il canto del muezzin, da un minareto poco lontano, saturando l\u2019etere richiama i fedeli alla preghiera e al rispetto di tradizioni antiche millenni. Una ventina di donne siriane col capo avvolto da foulard scuri, nella ripetitivit\u00e0 dei gesti tanto elementari quanto antichi della raccolta, si chinano per strappare le verdure dalla terra scura.<br \/>E\u2019 una parte della condanna che porta la firma di Bruxelles. E\u2019 il destino dei rifugiati che non hanno trovato un lavoro nelle fabbriche delle citt\u00e0, per lo pi\u00f9 donne e bambini.<br \/>Nel sud est turco l\u2019agricoltura svolge un ruolo determinante per l\u2019economia.<br \/>Solo in Gaziantep, vengono oggi dedicati all\u2019agricoltura circa 370.736 ettari di terreno, in particolare alla coltivazione degli alberi di olive e del pistacchio (si contano oltre 50 milioni di alberi di pistacchio nella regione!).<br \/>Anche per le stradine e i vicoli della parte pi\u00f9 vecchia della citt\u00e0 di Sanlurfa, le mura bianche e levigate delle case basse sono intrise dell\u2019odore delle spezie ricavate dalle tonnellate di erbe e bacche che arrivano dai campi della mezzaluna fertile lungo il fiume Eufrate.<br \/>A una manciata di chilometri dal Kurdistan siriano, a Mardin, solo il luccichio dei metalli lavorati in collane e bracciali esposti sulle bancarelle distrae l\u2019occhio del passante dal rosso del sumac e del pul k\u0131rm\u0131z\u0131.<br \/>L\u2019assenza di una strategia d\u2019inserimento lavorativo da parte delle istituzioni ha comportato nell\u2019agricoltura, ancor pi\u00f9 che in altri settori, lo stravolgimento del mercato del lavoro.<br \/>In Turchia il lavoro dei campi \u00e8 sempre stato infatti svolto generalmente dalla fascia pi\u00f9 povera della popolazione che, tuttavia, a seguito del flusso migratorio costante sta venendo progressivamente sostituita dai profughi.<br \/>Come accennato, la massiccia iniezione di manodopera immigrata, anche in questo caso, sta comportando un crollo nei prezzi del mercato del lavoro facendo migrare gli autoctoni verso altre province in cui il mercato \u00e8 stato meno influenzato dal fenomeno [24].<\/p><h3><strong>3.2 L\u2019inserimento nel mercato. Il ruolo degli intermediari agricoli<\/strong><\/h3><p>Per i siriani in fuga dalla guerra, poco importa il livello sociale cui si apparteneva e il mestiere che svolgevano nel proprio Paese. La mancanza di denaro li costringe infatti a cercare nel pi\u00f9 breve tempo possibile un impiego e il lavoro nei campi, a causa anche della barriera linguistica, \u00e8 spesso la soluzione pi\u00f9 rapida per sovvenire a tale problema.<br \/>Per farlo, i rifugiati in fuga, sfruttano spesso le buone connessioni con la popolazione curda locale\u00a0[25] per inserirsi nel mercato del lavoro turco. Coloro che non hanno familiari o amici con legami forti sul territorio turco, si rivolgono invece a intermediari agricoli che hanno un ruolo essenziale nel settore.<br \/>Gli intermediari agricoli funzionano come una vera e propria agenzia interinale e svolgono un ruolo chiave nel loro<em> \u201csettore di competenza\u201d<\/em>, l\u2019industria agricola. Essi permettono l\u2019incontro tra la domanda e l\u2019offerta del lavoro e distribuiscono, ove necessario, la manodopera spostando i lavoratori siriani da una provincia all\u2019altra\u00a0[26]. Un modello di spregevole sfruttamento delle criticit\u00e0 basato su quello che pu\u00f2 essere definito, a tutti gli effetti, neo schiavismo e assimilabile per modalit\u00e0 e circostanze al caporalato del sud Italia.<br \/>Oltre a provvedere al procacciamento del lavoro, gli intermediari del sud est turco generalmente provvedono all\u2019erogazione di una serie di servizi essenziali per entrambe le parti: assicurarsi che i lavoratori siano vicini al campo, accompagnarli ai terreni, assicurargli il cibo etc.. Proprio per questo ruolo attivo di mediazione, sono una figura indispensabile per i siriani in fuga che non possiedono nulla e con i quali si instaura una sorta di rapporto di trionage, pretendendo generalmente un alto compenso che pu\u00f2 variare a seconda delle zone in cui operano ma che in genere si attesta intorno al 10% del loro salario lordo\u00a0[27].<\/p><h3><strong>3.3 La vita nei campi<\/strong><\/h3><p>Pochi chilometri dopo Kilis, appena un battito di ciglia dal confine, bloccati per qualche minuto in coda con i tir che aspettavano il controllo del loro carico per entrare in Siria, alle nostre spalle, poco prima dell\u2019orizzonte, dal nulla delle colline tagliate dalla D850 emergevano solitari una decina di grossi tendoni quadrangolari.<br \/>La maggior parte dei braccianti vive oggi fuori dai centri abitati, oltre le periferie, per essere pi\u00f9 vicini ai campi in cui lavorano e perch\u00e9 la popolazione autoctona non gradisce la formazione di grossi insediamenti di profughi nelle loro citt\u00e0 [28].<br \/>Il lavoro agricolo, inoltre, \u00e8 prettamente stagionale e obbliga i braccianti a spostarsi in base al prodotto coltivato e li confina nella povert\u00e0 durante i mesi invernali quando la domanda di manodopera diminuisce.<br \/>Coloro che lavorano nei campi soffrono spesso di patologie croniche dovute allo sfruttamento lavorativo come persistenti dolori muscolari e ossei [29], bruciature causate dall\u2019esposizione giornaliera della pelle al sole senza alcun tipo di protezione. Per coloro che vivono nelle tende poi la carenze di igiene e i morsi degli insetti provocano malattie intestinali e forti febbri. Il problema tuttavia maggiormente sottovalutato \u00e8 quello che riguarda l\u2019esposizione dei bambini che lavorano nei campi ai fertilizzanti e ai prodotti chimici, le cui pesanti conseguenze influenzeranno moltissimo la loro salute nel futuro [30].<br \/><em>\u201cI siriani che lavorano come braccianti agricoli sono pagati pochissimo, in media tra le 20 e le 35 lire turche al giorno\u201d<\/em>, mi spiega Adnan. <em>\u201cIl compenso pu\u00f2 arrivare ad essere anche la met\u00e0 di quello dei turchi. Vengono spesso pagati in ritardo anche di molti mesi, dopo che il proprietario dei terreni \u00e8 riuscito a vendere il prodotto raccolto. Ci\u00f2 gli crea dei problemi enormi\u201d<\/em> [31].<br \/>L\u2019UNHCR ha osservato che i bambini vengono spesso pagati quanto gli adulti, ci\u00f2 costituisce un incentivo al farli lavorare nei campi [32] e al dilagare della piaga dello sfruttamento del lavoro minorile. Il fenomeno \u00e8 particolarmente diffuso tra le ragazze, comportando per quest\u2019ultime un altissimo pericolo di abusi sessuali nei campi [33].<br \/><em>\u201cPassa il Cavush che decide chi lavora e chi no. Salgono tutti su un furgoncino all\u2019alba e ritornano indietro alla sera\u201d<\/em>; Adnan viveva nella periferia vicino Izmir, centro ovest della Turchia.<br \/>Arriv\u00f2 un anno fa con il fratello maggiore e le relative famiglie. Gli occorrevano i soldi per pagare il passaggio per raggiungere la Grecia e intraprendere la lunga balkan route. Venduti i gioielli, con l\u2019ultimo denaro rimasto, ha affittato una casa a Izmir e tramite un cugino &#8211; anch\u2019egli transitato l\u2019anno prima dalla Turchia prima di giungere in Francia &#8211; ha trovato lavoro nei campi nella raccolta di ortaggi e della frutta e il fratello nell\u2019edilizia.<br \/><em>\u201cQuello che tu mangi \u00e8 quello che noi abbiamo raccolto per farlo arrivare nella vostra Europa\u201d.<\/em><br \/>I prodotti del mercato ortofrutticolo turco &#8211; dal profondo sud est alla costa occidentale bagnata dal mar Egeo &#8211; sono destinati soprattutto al mercato della Russia e dell\u2019Unione Europea. I supermercati di Italia, Germania, Francia e Paesi Bassi hanno scaffali colmi di prodotti provenienti dalla terra del Sultano: pomodori, uva, peperoni e pesche. Le grandi aziende che si riforniscono dai produttori turchi controllano, come avviene per il mercato tessile, solo il primo anello della catena di approvvigionamento senza effettuare alcuna indagine nei livelli intermedi in merito alla possibilit\u00e0 che i prodotti siano stati raccolti e lavorati da migranti sfruttati che lavorano in nero.<\/p><h3><strong>4. Il lavoro nell&#8217;industria tessile. L&#8217;inchiesta di Business &amp; Human Rights Resource Centre<\/strong><\/h3><p>Gaziantep. Inizio della terza settimana del novembre 2016.<br \/>Una delle tante fabbriche che continuano a produrre nell\u2019interesse dell\u2019occidente.<br \/><em>\u201cIo ho 5 figli, poi ci siamo io e mia moglie. Cosa dovrei fare se non continuare a lavorare? Anche se in questo modo, a queste condizioni, noi abbiamo bisogno di mangiare e di vivere e qui \u00e8 tutto cos\u00ec caro.<\/em><br \/><em>I miei figli non lavorano, io li mando a scuola, ma abbiamo bisogno di voi affinch\u00e9 questo non succeda\u201d<\/em>, Ashraf gira il capo, indicando con lo sguardo lo sfacelo di un\u2019intera generazione perduta. Nel seminterrato, dietro la maggior parte dei tavoli da lavoro, ci sono quasi solamente bambini e adolescenti con non pi\u00f9 di 14 anni.<br \/>La Turchia \u00e8 il terzo fornitore di abbigliamento in Europa, dopo la Cina e il Bangladesh, ed \u00e8 l\u2019ottavo esportatore di filati al mondo, con un giro di interessi di miliardi di dollari [34].<br \/>Nel dicembre 2015 Business &amp; Human Rights Resource Centre ha inviato un primo questionario\u00a0[35] a 28 marchi rinomati chiedendo chiarimenti in merito alle misure che stavano adottando per evitare la manodopera illegale nei centri in Turchia da cui arriva la merce di cui si riforniscono.<br \/>Ad eccezione di 10 brands, tutti gli altri marchi, hanno risposto solo dopo la pubblicazione del primo briefing\u00a0[36], con l\u2019ulteriore eccezione di (i) Monsoon che ha rifiutato di rispondere asserendo di avere solo pochi fornitori in Turchia e che pertanto i dati forniti non sarebbero stati significativi, e di (ii) River Island che non ha mai risposto [37].<br \/>Nonostante i marchi abbiano condotto la loro indagine in genere fermandosi esclusivamente al primo livello della catena di rifornimento, solo 4 di loro hanno ammesso\/scoperto di aver trovato all\u2019interno dei loro laboratori in Turchia lavoratori siriani non in regola: C&amp;A [38], H&amp;M [39], Next [40] e Primark [41].<br \/>Sei brands, Adidas, Arcadia Group, Burberry, Kik, Nike e Puma [42] hanno affermato che al termine della loro indagine, effettuata anche in questo caso solo su fornitori di primo livello, non era stata riscontrata alcuna forma di manodopera illegale (18 dei brands a cui \u00e8 stato posto il quesito, non hanno mai risposto a questa specifica domanda).<br \/>Tutti i brands hanno dichiarato di adottare politiche di salvaguardia e protezione della manodopera immigrata nel rifornimento del materiale; tuttavia solo Next [43], Inditex e White Stuff [44] hanno inteso comunicare le loro politiche di contrasto allo sfruttamento lavorativo dei rifugiati siriani in Turchia a Business &amp; Human Rights Resource Centre, sottolineando la tolleranza zero nei confronti della manodopera illegale.<br \/>Con specifico riferimento al lavoro minorile nelle fabbriche, C&amp;A, Puma, Primark e White Stuff hanno comunicato il loro approccio al problema, ma non i piani specifici adottati per contrastarlo. Solo H&amp;M e Next hanno adottato alcuni piani specifici per proteggere i minori trovati nelle fabbriche.<br \/>Ciononostante il problema pi\u00f9 grande emerso dall\u2019inchiesta condotta \u00e8 l\u2019evidenza che nessun brands sia sceso al di sotto del primo livello di verifica nell\u2019approvvigionamento dei prodotti. Questo comporta una totale mancanza di controllo sui gradini pi\u00f9 bassi della scala di produzione che resta del tutto fuori controllo e con l\u2019altissimo rischio di impiego di manodopera illegale.<br \/>Stesso problema nel caso del subappalto, che tuttavia alcuni brands sembrerebbe riescano a tracciare e controllare meglio [45] tramite controlli preventivi e revisioni contabili successive.<br \/>Esempio lampante dell\u2019importanza di tali controlli nei primi anelli della filiera di produzione, \u00e8 la quantit\u00e0 di minori scoperta a lavorare nelle fabbriche a Gaziantep (vedi l\u2019inchiesta <em>&#8220;Io non ho sogni &#8211; L\u2019infanzia negata&#8221;<\/em>) e le affermazioni di coloro che gestiscono la produzione che ci hanno sempre confermato: \u201cQuesto prodotto qui \u00e8 poi spedito ad Ankara e Istanbul, e da l\u00ec viene lavorato per raggiungere i vostri mercati occidentali\u201d.<br \/>Nel mese di giugno del 2016 il Business &amp; Human Rights Resource Centre ha inviato nuovamente un questionario [46] a 38 marchi di abbigliamento che producono o si riforniscono dal mercato tessile turco.<br \/>Alla data di pubblicazione del paper ufficiale nel febbraio del 2016 [47] avevano riposto solo 26 marchi [48].<br \/>Solo nove brands, il 24% degli interrogati, hanno ammesso di aver trovato lavoratori siriani nelle loro fabbriche. Eppure, questi dati devono essere ancora una volta contestualizzati. Al pari delle indagini precedenti, infatti, alcuni brands hanno assicurato di aver effettuato le indagini sul 100% dei fornitori, tuttavia si parla quasi esclusivamente di fornitori di PRIMO LIVELLO e con visite annunciate preventivamente o semi annunciate (Adidas ad esempio ha compiuto visite nel 100% del secondo livello ma tutte annunciate, Puma il 100% sul secondo livello di cui il 40% annunciate!).<br \/>Fanno eccezione, con visite non annunciate e anche ai livelli pi\u00f9 bassi: H&amp;M (con controlli del 40% sul primo livello e del 75% sul secondo), Inditex (100% sul primo livello) e Next con 35% sul primo livello e 50% sul secondo e sul terzo.<br \/>Importanti impegni sono stati assunti solo da poche marche: H&amp;M si \u00e8 impegnata a portare i propri controlli al 50% dei suoi fornitori di terzo livello; Primark sta allargando i suoi controlli al secondo livello; New Look si sta muovendo per effettuare controlli senza preavviso entro la fine dell\u2019anno finanziario (anno finanziario relativo al periodo in cui \u00e8 stata svolta l\u2019indagine) e per controllare in questo modo anche il sub appalto; Next e Mothercare stanno portando avanti politiche migliori e pi\u00f9 efficaci per evitare lo sfruttamento della manodopera immigrata. Alcune come C&amp;A hanno pubblicato sul proprio sito web tutte le loro unit\u00e0 di produzione incluse quelle in Turchia.<br \/>Tuttavia gli abusi perpetrati sul mercato del lavoro <em>\u201crestano endemici cos\u00ec come le aziende continuano a fare troppo poco e troppo lentamente\u201d<\/em> [49].A seguito dei violenti scontri avvenuti a Diyarbakir\u00a0[50] durante la prima settimana di novembre, whatsapp \u00e8 stato bloccato dal governo turco. Mentre scorro i messaggi che mi arrivano su Telegram da Elena, la mia compagna, lascio che il collo e la testa scivolino nel calore del mio giubbotto nero che mi porto dietro ormai sin dai giorni resi irrespirabili dai gas israeliani alle porte dell\u2019Aida Camp a Betlemme.<br \/>In macchina tutti tacciono. La luna \u00e8 l\u00ec fuori, a met\u00e0 sulle montagne in un cielo scuro e senza stelle.<br \/>Non \u00e8 solo a Birecik, qualche km pi\u00f9 ad est delle porte di Nizip lungo le sponde del fiume Eufrate, che l\u2019escursione termica tra il giorno e la notte si comincia ad avvertire. Anche Valentina mi scrive che a Gaziantep, stasera, il freddo entra nelle ossa.<br \/>E\u2019 uscita a cena con alcuni ragazzi siriani di Asam. I locali che tengono aperto fino a tardi non sono molti, a differenza degli argomenti che, seppur incentrati quasi sempre sulla crisi siriana, presentano sempre sfumature diverse.<br \/>Mi scrive quello che le ha detto Kamal. Solo dopo aver letto il suo messaggio comprender\u00f2 il perch\u00e8 di quei lunghi minuti impiegati nel digitare sullo smartphone, il dolore che le parole del giovane siriano le hanno provocato:<br \/>&#8220;Non Siamo ne rifugiati n\u00e9 ospiti di questo paese, siamo strumenti.<br \/>La mia casa \u00e8 distrutta, vengo qui, non ho pi\u00f9 niente.<br \/>Non conosco nemmeno la lingua ma comunque mi sento dire: <em>&#8220;prego, vieni. Sei un ospite Qui in Turchia. Vuoi lavorare? Il mercato \u00e8 aperto&#8221;. Ma come faccio a lavorare? Come faccio a pagare?<\/em><br \/><em>Noi non siamo nulla in questo paese se non strumenti politici nelle mani di qualcun altro. Noi non siamo nulla &#8220;.<\/em><\/p><p><em>\u00a0<\/em><\/p><p><span style=\"font-family: var( --e-global-typography-text-font-family ), Sans-serif; font-weight: var( --e-global-typography-text-font-weight ); letter-spacing: 0px;\">vai al<\/span><a style=\"background-color: #ffffff; font-family: var( --e-global-typography-text-font-family ), Sans-serif; font-weight: var( --e-global-typography-text-font-weight ); letter-spacing: 0px;\" href=\"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/category\/gallerie\/gallerie-turchia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><span style=\"font-weight: bolder;\">\u00a0reportage fotografico<\/span><\/a><\/p><div>\u00a0<\/div>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Syrian refugees and asylum seekers in Turkey: labour exploitation.Ph Andrea Panico Rejanli \u2013 confine siriano.Inizio della seconda settimana del Novembre 2016. Qualche ragazzino trascina a fatica una carriola piena di detriti da costruzione, altri bambini fanno su e gi\u00f9 da un\u2019altalena cigolante.Le canne e gli arbusti si piegano sferzati dalle raffiche che alternano i nostri silenzi, imposti da istintivi gesti con cui proteggiamo con le mani il viso dalla sabbia, al rumore sordo e violento dei colpi di martello che sulle travi vibrano in lontananza.Adesso che il sole nato in Siria fugge oltre la Turchia, i corpi dei lavoratori siriani sui tetti delle case in costruzione sono solo sagome nere nel pallore rossastro dell\u2019orizzonte.\u201cNon ho che questo lavoro e la speranza di mantenerlo per sopravvivere e far sopravvivere la mia famiglia.Ero ricco, sai. Avevo un\u2019impresa, con diciannove dipendenti. Avevo una villa grande, due macchine e un\u2019altra casa dove passavo le vacanze\u201d. Mosa mi mostra l\u2019immagine dei suoi cinque figli piccoli \u201cnessuno di noi immaginava sarebbe mai successo. Che Allah ci protegga tutti e ci illumini la via\u201d.Ha le mani sporche di grasso e cemento rappreso che continua a cercare di pulire strofinandole contro i pantaloni.Non supera i quarant\u2019anni pur dimostrandone almeno dieci in pi\u00f9. Mi racconta di essersi sposato molto giovane.Scorre velocemente sul display le foto dei suoi figli ungendo lo smartphone, \u201ccerto che lo so che mi stanno sfruttando, so benissimo quanto prende un turco qui. Ma \u00e8 casa loro, e io non ho scelta\u201d.Senza nessuna ragione apparente mi assalgono i ricordi del liceo, delle ore di grammatica in cui la professoressa era solita sezionare i termini sino alla loro radice al fine di farci comprenderne in modo scientifico e puntuale l\u2019esatto significato che hanno le parole.Si accaniscono e si scontrano pensieri ed emozioni.\u201cSfruttamento\u201d dal latino privare del frutto. Gli architetti del linguaggio intesero collegare l\u2019azione spregevole alla defraudazione di un oggetto il cui utilizzo non si ferma al mero presente. Il frutto non d\u00e0 solo sostentamento nell\u2019immediato, ma contiene al suo interno il tesoro dei semi necessari alla continuazione della specie stessa. Lo sfruttamento al contrario priva il contadino non solo di ci\u00f2 di cui sarebbe stato in possesso oggi e che lo avrebbe dovuto nutrire, bens\u00ec anche dei frutti che avrebbe ottenuto piantando i semi che gli sono stati vigliaccamente sottratti. In Turchia il frutto dell\u2019uomo, il suo lavoro, \u00e8 ridotto a merce. L\u2019uomo stesso ad una pianta da cui esigere pi\u00f9 fioriture possibili prima di essere estirpata e sostituita.Ci\u00f2 che il conflitto in Siria &#8211; e il successivo blocco dei rifugiati in Turchia imposto dai Paesi dell\u2019Unione Europea &#8211; ha creato, \u00e8 un enorme imbuto di disperazione che sta obbligando tre milioni di uomini e donne ad una permanenza forzata sul territorio del sultano.La conseguenza della politica di esternalizzazione delle frontiere intrapresa da Bruxelles \u00e8 un sistema in cui il tormento della sopravvivenza sta spingendo moderni schiavi di ogni et\u00e0 e sesso a consentire di essere sfruttati nelle catene di montaggio, nelle fabbriche tessili, nei cantieri edili o nei campi pur di riuscire a sopravvivere.Ogni volta che ne parlo con Valentina la scopro stringere i pugni nascosti sotto le maniche troppo lunghe del giaccone. Poi la rabbia \u00e8 solo l\u2019input per riscoprirsi a perdersi ancora e di nuovo dietro nozioni di macroeconomia da manuale ed esempi pratici di fenomenologia della sopravvivenza.Mi racconta di Aaamir e di Baasima che non hanno neanche il latte per il loro ultimo nato. Io, le mostro la foto di Aida che a Rejanli \u00e8 costretta a 65 anni a lavorare come badante in una casa turca per massimo tre dollari l\u2019ora.Io metabolizzo il senso di tutti questi nostri discorsi e prendo coscienza di due cose.La prima \u00e8 che ritornare in questa terra dopo cos\u00ec tanto tempo, dopo gli spari delle milizie macedoni al confine greco e i morsi dei cani aizzati dalla polizia bulgara contro i ragazzi siriani, non fa altro che amplificare ed esasperare ogni emozione.I ricordi fulgidi dei sorrisi e delle lacrime lasciati lungo la balkan route, miscelati a questi giorni di terra e sole non scoloriranno mai. Non finiranno come tessuti sintetici dopo un lavaggio a 90\u00b0.La seconda, \u00e8 che l\u2019effetto dell\u2019accordo stipulato con Ankara sta producendo effetti normali e prevedibili pi\u00f9 di una partita a scacchi giocata con un\u2019intelligenza artificiale che utilizza sempre il medesimo algoritmo.Rientrando in stanza stasera, senza luce ed elettricit\u00e0 e fissando dalla finestra il fumo della sigaretta che allunga le luci del bazar ancora aperto, giungo alla stessa conclusione cui arrivai quel pomeriggio mentre aspettavo l\u2019aereo a Kos: non avremo mai scusanti per tutti i compromessi stretti con i rappresentanti di quei paesi, in cui la vita umana la si pu\u00f2 quasi vincere con una mano fortunata al gioco delle carte. 1. L\u2019accesso al mercato del lavoro per i rifugiati siriani L\u2019Unione Europea ha giustificato l\u2019accordo stretto con la Turchia sostenendo fortemente che quest\u2019ultima sia un paese che sta mantenendo gli obblighi internazionali presi e che, nonostante abbia ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 con una riserva geografica che limita la possibilit\u00e0 di richiedere asilo ai soli cittadini UE, si stia prodigando con altri mezzi per garantire i diritti ai rifugiati.Un esempio su tutti, indorato scaltramente dai rappresentanti politici sui tavoli di Bruxelles, \u00e8 stata la nuova legge per l\u2019accesso dei rifugiati al lavoro legale.Quest\u2019ultima, ratificata nel gennaio 2016, succede e sostituisce alcune norme della precedente Regulation of Temporary Protection [1] del 2014 che prevedeva la possibilit\u00e0 per i siriani di presentare domanda per un permesso di lavoro solo in taluni settori e i talune regioni. 1.1 La nuova regolamentazione La nuova \u2013 Regulation on the work permits for Foreigners under Temporary Protection Act [2] \u2013 che regola l\u2019accesso al lavoro per i siriani \u201crefugees under temporary protection\u201d [3], permette finalmente ai rifugiati in regime di protezione temporanea di richiedere dopo sei mesi [4] dall\u2019ottenimento dello status, un permesso di lavoro della validit\u00e0 di un anno.Ad eccezione di taluni impieghi che restano ancora strettamente riservati ai cittadini turchi [5], e con la necessit\u00e0 di ulteriori autorizzazioni per il personale medico e accademico [6], l\u2019autorizzazione al lavoro viene concessa a seguito dell\u2019approvazione della domanda presentata online dal datore che intende assumere il lavoratore siriano [7].L\u2019ottenimento del permesso \u00e8 inoltre ulteriormente subordinato alle indagini del Ministero del lavoro che, nel rilasciarlo, dovr\u00e0 tener conto della situazione del mercato del lavoro nonch\u00e9 dell\u2019influenza che i diversi tipi di impiego hanno nella determinata area in cui viene presentata la domanda [8].Inoltre, nelle province indicate dal Ministero dell\u2019Interno come non sicure sotto il punto di vista dell\u2019ordine pubblico (tra cui buona parte del sud est turco), della sicurezza e della salute pubblica, il Ministero del Lavoro dovr\u00e0 cessare di concedere i permessi [9]. Solo quelli gi\u00e0 rilasciati avranno validit\u00e0 fino alla loro scadenza [10].Un\u2019ulteriore clausola negativa chiude la normativa, sancendo la cancellazione del permesso per tutti coloro che dovessero perdere lo status di protezione temporanea.Anche per i siriani che intendono avviare un\u2019attivit\u00e0 indipendente in Turchia \u00e8 fatto obbligo di richiedere il relativo permesso da parte delle autorit\u00e0 competenti, a seguito di domanda presentata in questo caso in modo autonomo da parte del diretto interessato.Totalmente slegati da qualunque controllo da parte delle autorit\u00e0 restano invece coloro che, sotto protezione temporanea, lavorano in attivit\u00e0 agricole o di cura del bestiame stagionali. Gli occupati nel lavoro stagionale sono esenti dalla richiesta di permesso di lavoro. La legge prevede solo una richiesta di esenzione da tale obbligo da indirizzare al governatorato presso cui sono registrati sotto protezione temporanea [11]. 2. Criticit\u00e0. Ovvero un&#8217;opportunit\u00e0 non colta di regolare in modo sano il mercato del lavoro \u201cL\u2019immigrazione per me e mio fratello \u00e8 stata una benedizione.Tiriamo su palazzi in Turchia, e nel Kurdistan iracheno con i soldi degli americani, uno dopo l\u2019altro.Occorrono posti letto perch\u00e8 in molti, siriani e iracheni, si stanno riversando in questo territorio e gli serve una casa dove dormire.Gli occorre anche denaro per mangiare, pertanto lavorano per costruire le case che poi gli affittiamo.Pensate che negli ultimi sei mesi, il padrone di casa dove momentaneamente viviamo ci ha alzato l\u2019affitto ben due volte. Ci ha intimato di pagare minacciandoci che, qualora non fossimo d\u2019accordo o ci sembrava un\u2019ingiustizia, dietro di noi c\u2019era la fila di immigrati che aspettava di chiedere in affitto una casa, a qualunque prezzo\u201d.Tra un bicchiere di \u00e7ay ed uno di vodka pagata a peso d\u2019oro, a Gaziantep, i due vicini di casa la settimana scorsa continuavano a crogiolarsi all\u2019idea di continuare per ancora molti anni un business che li sta arricchendo oltre le loro pi\u00f9 rosee aspettative.La mia sensazione \u00e8 che, come avviene per ogni grande crisi, al crescere dello stato di benessere di pochi, si nasconde dietro l\u2019angolo l\u2019inizio di una guerra fratricida tra poveri, che nelle regioni del sud est turco sono la fascia di popolazione pi\u00f9 ampia. 2.1 Il mercato del lavoro informale Cosa sta accadendo quindi al mercato del lavoro in Turchia, nel sud est di una terra i cui confini dall\u2019occidente sono sempre pi\u00f9 lontani e tormentati dai giochi di strategia del sultano?Per quel che riguarda il mercato del lavoro formale, nonostante la nuova legge apra a condizioni pi\u00f9 favorevoli rispetto al disposto del 2014, nell\u2019aprile del 2016 solo lo 0,074% (circa 2.000 unit\u00e0)\u00a0[12] dei siriani registrati in Turchia erano riusciti a presentare una domanda di lavoro. Alla fine di ottobre del 2016 i dati indicavano circa 10.000 permessi rilasciati\u00a0[13], durante l\u2019anno del 2017 poco meno di 20.000\u00a0[14].Questo accade per due motivi.Da una parte perch\u00e9 viene richiesto ai siriani un lasso di tempo minimo di sei mesi che deve trascorrere dal momento in cui viene ottenuto il documento d\u2019identit\u00e0 turco a quello in cui \u00e8 possibile iniziare a lavorare.Dall\u2019altra perch\u00e9 i datori di lavoro, su cui grava l\u2019onere di presentare la domanda per il lavoratore siriano che intendono assumere [15], non hanno con tutta evidenza alcun interesse nel farlo.Regolarizzare la posizione di un lavoratore siriano vuol dire infatti sostenere la spesa amministrativa per ottenere il permesso [16], pagargli un salario adeguato in linea con la legge (non al di sotto del minimo salariale previsto dalla legge per i lavoratori turchi), l\u2019assicurazione e la previdenza sociale.Sotto la minaccia di ingenti multe, inoltre, il datore di lavoro, oltre a dover garantire una retribuzione minima, ha l\u2019obbligo di non eccedere le quote stabilite da Ankara per la manodopera siriana. La percentuale di manodopera straniera nei luoghi di lavoro [17] non pu\u00f2 infatti superare la quota del 10%, mentre in quei luoghi di lavoro in cui il numero di lavoratori \u00e8 inferiore a 10 potr\u00e0 essere impiegato un solo straniero che beneficia di protezione temporanea. Tale limite pu\u00f2 essere superato solo nel caso sia possibile provare che non ci siano altri lavoratori turchi disponibili a svolgere la stessa tipologia di lavoro. In questo caso il datore di lavoro ha l\u2019obbligo di documentare presso la Direzione Provinciale dell\u2019Agenzia del Lavoro che nelle quattro settimane precedenti al &#8220;work permit application date&#8221;, non ci sarebbero stati cittadini turchi disponibili a compiere quella mansione.Tali criticit\u00e0 derivanti da carenze sistemiche comportano, ovviamente, percentuali irrilevanti di ingressi di siriani nel mercato formale del lavoro turco, che di fatto viene toccato solo di striscio dall\u2019enorme flusso migratorio che interessa le regioni del sud est. Tutt\u2019oggi, si registra solo una minima variazione nella crescita del tasso di disoccupazione tra la popolazione turca, con addirittura la creazione di nuovi posti di lavoro, in taluni settori dove operano le ONG la cui mission \u00e8 il supporto ai rifugiati\u00a0[18]. 2.2 L\u2019assalto al mercato del lavoro nero A causa di una normativa che garantisce solo formalmente ai rifugiati siriani il diritto di accesso al lavoro, in assenza di sussidi statali efficaci che possano controbilanciare gli effetti nefasti della disoccupazione tra la popolazione migrante, ai profughi che arrivano in Turchia non resta altra soluzione che cercare un impiego tra le maglie del lavoro nero.E\u2019 cos\u00ec dall\u2019inizio del conflitto siriano e, a causa dell\u2019accordo che la UE ha stretto con il sultano, i numeri non fanno altro che crescere mese dopo mese, anno dopo anno. Per moltissime delle&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2905,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[22,26],"tags":[131,128,129,132,56,110,130,46,79,127,41,134,133],"class_list":["post-1102","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-reportage","category-turchia-io-non-ho-sogni","tag-asylum-seeker","tag-erdogan","tag-international-protection","tag-mina","tag-minori-stranieri-non-accompagnati","tag-refugee","tag-refugees","tag-richiedenti-asilo","tag-sfruttamento-lavorativo","tag-sfruttamento-minorile","tag-siria","tag-turkey","tag-usar"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/andreapanico.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/12.-Turkey_Child-labour-and-exploitation_Ph.Andrea-Panico-scaled.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1102","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1102"}],"version-history":[{"count":54,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1102\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3537,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1102\/revisions\/3537"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2905"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1102"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1102"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/andreapanico.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1102"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}